LETTERA DEL PRESIDENTE DEL CIDI DI PALERMO MAURIZIO MURAGLIA A TUTTI GLI ISCRITTI

Palermo, 01 gennaio 2011

Carissime iscritte e iscritti al CIDI,
il CIDI non può ignorare quanto è accaduto nelle scuole palermitane a partire dall’ultima decade di novembre. Gli insegnanti delle superiori sono (siamo) stati coinvolti nella ben nota spirale fatta di assemblee e proteste di vario genere, fino all’occupazione delle scuole. Ho avuto ultimamente occasione di esprimere il mio personale punto di vista su “Repubblica”, a proposito delle occupazioni. Vi allego l’intervento del 29 dicembre. Onestà intellettuale impone di sottolineare come probabilmente nel CIDI non ci sia unanimità di vedute su questi temi, ma considero questo, come sempre, un elemento di arricchimento della riflessione e del dibattito. Pertanto è giusto, in questa lettera bimestrale, riprodurre brevemente le posizioni in gioco lasciando a ciascuno di voi la riflessione e, conseguentemente, la strategia educativa da assumere.

Posizione numero uno. Non è il caso di sottilizzare sui mezzi e sulle strategie della protesta. I ragazzi cercano un modo, quale che sia, di fare sentire la loro voce e semmai siamo noi ad esserci resi spettatori e a non essere stati capaci di unirci a loro in una protesta che ci coinvolge tutti. Prima di discutere di legalità e illegalità occorrerebbe cercare di capire le ragioni di questo disagio.
Posizione numero due. E’ giusto che i ragazzi facciano sentire la loro voce, ma i mezzi che adottano sono sterili. L’occupazione delle scuole non risolve nulla.
Posizione numero tre. Le forme della protesta non possono oltrepassare il confine della legalità. E l’occupazione è un reato perché viola il diritto allo studio e interrompe un servizio pubblico.
Credo che ci sia del vero in ciascuna di queste posizioni e ho la sensazione che tutte e tre coprano il ventaglio CIDI. Ma credo anche un’altra cosa. Che sia del tutto saltato un criterio di appartenenza politica per distinguerle. O meglio: è saltato il tradizionale criterio che attribuiva, per esempio, alla sinistra estrema la posizione numero uno, alla sinistra moderata la posizione numero due e alla destra la posizione numero tre. E si può essere coerenti con l’identità del CIDI aderendo a ciascuna di queste posizioni. Io ad esempio, che presiedo pro-tempore questa associazione, sono convintissimo – e l’ho scritto pubblicamente – che la posizione numero tre sia ineccepibile. E non c’è un capello della mia testa che mi porti a votare per la destra. Non solo, ma sono enormi le mie perplessità rispetto alla posizione numero uno, che ho sentito enunciare alquanto spesso ultimamente anche da colleghi cui mi unisce un sodalizio professionale inossidabile anche all’interno dello stesso CIDI. Prodigi del pluralismo.
In ogni caso, com’era prevedibile, un bel panettone ha chiuso il sipario sulle rivendicazioni dei ragazzi e sulle nostre inquietudini educative.

Passiamo alla vita del CIDI. Le foto inviatevi documentano il successo quantitativo e qualitativo del workshop sulle competenze del prof. Di Mauro. Stiamo lavorando per consentire ai frequentanti l’accesso all’area riservata che contiene i materiali del workshop. Per informazioni sull’avanzamento di questo lavoro, potete scrivere a carlo@columba.it, cui corrisponde il collega Carlo Columba, membro del nostro Direttivo.
E va fatta una riflessione, ancora una volta. Se il CIDI non ci fosse, in questa stagione di malesseri, lotte e rivendicazioni, resterebbero striscioni e megafoni, che, lo ripeto fino alla nausea, sono fondamentali. E se le nostre iniziative andassero deserte, se le scuole non ci chiamassero, dovremmo dedurne che questa è solo la stagione di striscioni e megafoni. Ma il riscontro è radicalmente diverso. Anzi, forse è il caso di rilevare che proprio la criticità della situazione generale induce i colleghi più attenti e sensibili ad affinare le armi pedagogiche e a stringersi attorno a riferimenti di pensiero e di elaborazione. Se così non fosse, chiuderemmo. Chiuderemmo perché la nostra scelta – rischiosa – è stata quella di sopravvivere finanziariamente solo in virtù del nostro lavoro, senza sovvenzioni.
Ciò ha un grande vantaggio, che qui spiego. Poiché le nostre entrate si riferiscono esclusivamente a contributi di soci, finché c’è un euro in cassa noi siamo sempre in grado di constatare che il CIDI esiste perché lo vuole un pezzo (serissimo) della scuola palermitana. Ove venissero meno le quote di iscrizione, i contributi alle nostre iniziative e le convenzioni con le scuole, finirebbe il CIDI e, aggiungo, sarebbe bene così. Un’altra strategia di sopravvivenza “drogherebbe” tutto il quadro, perché renderebbe inessenziale l’apporto degli insegnanti e renderebbe l’associazione una sorta di “protesi” di altre realtà, per quanto amiche. Questo era il rischio dei primi tempi della mia attuale presidenza e questo ad un certo punto abbiamo voluto evitare.
Allego anche un articolo di Tito Boeri. Sarebbe stato molto utile che nelle fredde notti trascorse dentro le scuole i nostri studenti medi potessero leggere queste cose e farne motivo di riflessione.
A loro, a voi e a tutto il CIDI un affettuoso buon 2011.

Maurizio Muraglia

Questo lo so fare anch’io – I materiali

Disponibili per i soci i materiali messi a disposizione dal prof. Mario Di Mauro in occasione del workshop tenutosi presso la Scuola media Piazzi dal 9 all’11 dicembre.

Il download è disponibile su questo stesso sito al seguente link: Competenze (191)

Si tratta di una cospicua mole di materiale, 191 documenti, tra i quali non è difficile perdere l’orientamento. Una prima indicazione la possiamo dare subito indicando le tre presentazioni in powerpoint di supporto agli incontri:

Qualsiasi commento sarà molto apprezzato.

LETTERA DEL PRESIDENTE DEL CIDI DI PALERMO MAURIZIO MURAGLIA A TUTTI GLI ISCRITTI

Carissime iscritte e iscritti al CIDI,

in questa mia missiva bimestrale intendo darvi qualche informazione sullo stato di salute dell’associazione e sulle prossime iniziative.

Non si può non gioire del successo, quantitativo e qualitativo, che ha avuto la nostra iniziativa di formazione sulla didattica del latino (“I primi cento giorni di latino”), ideata e coordinata da Valentina Chinnici con la consulenza scientifica del prof. Gianni Sega. E’ stato uno spaccato utile di quel che probabilmente cerca il mondo della scuola – o almeno una certa scuola, quella che vogliamo intercettare – in questa fase. E’ vero, i colleghi che insegnano latino non possono essere considerati rappresentativi di tutta la scuola palermitana, ma non dobbiamo dimenticare che essi sono in prima battuta insegnanti di Lettere, che provengono da vari licei e respirano l’atmosfera cupa che un po’ tutti respiriamo. Essi hanno dimostrato che trovarsi in prima linea nella protesta può legarsi a cosa avviene didatticamente ogni giorno in classe e che la protesta e la proposta possono – anzi devono – convivere perché ciascuna legittimi l’altra. Né Pilato né Don Chisciotte, in poche parole.

Il 28 settembre scorso gli iscritti al CIDI si erano riuniti in assemblea. Il verbale è consultabile sul nostro sito, nella home page in basso, sotto l’iniziativa sul latino: http://cidipalermo.jimdo.com. Quella è stata un’assemblea in cui, anche in modo sofferto, si è andati alla ricerca del nostro ruolo in questa stagione drammatica. Si è anche polemizzato. C’era chi invocava una nostra azione più “barricadera” ed un invito alle scuole a produrre “blocchi” e “astensioni”, nella convinzione che non ci si può rinchiudere nella turris eburnea della didattica facendo finta di niente. C’era chi invece affermava con forza la nostra collocazione elettiva dentro lo spazio culturale e la nostra estraneità a logiche di partito o di sindacato. E’ l’eterno dilemma del CIDI, che è un’associazione di professionisti dell’educazione convinti della necessità che la democrazia passi attraverso l’istruzione: centro di iniziativa democratica degli insegnanti. Associazione pertanto condannata allo strabismo: guardare alla politica e guardare alla didattica. Condannata a non poter accelerare su uno solo dei due versanti, pena lo stravolgimento della sua mission.

I colleghi di latino hanno raccolto con dedizione e intelligenza la sfida e hanno prodotto un evento di vera marca CIDI. Un laboratorio di riflessioni, esperienze, proposte. Hanno pensato ai ragazzi. Hanno pensato a come rendere sensata la loro esperienza di apprendimento, a come darle spessore culturale e formativo. Lavorare per i ragazzi resta la prima vera cifra di un professionista dell’educazione. Per questo, nella già citata assemblea di Palermo, ho sostenuto, naturalmente col massimo rispetto di tutte le posizioni in campo, che anche quando si vuol togliere qualcosa ai ragazzi per protesta (attività aggiuntive, viaggi di istruzione ecc.) bisogna essere coscienti che si sta togliendo qualcosa a chi non ha colpa di quel che succede. Ciò vuol dire che chi lo fa non deve perdere di vista che anche questa sottrazione deve stare dentro un paradigma educativo e deve trovare vie e forme per includere i ragazzi all’interno delle finalità rivendicative che gli insegnanti si propongono.

Non è nelle corde del CIDI il massimalismo da “muoia Sansone e tutti i filistei”. Il CIDI non rinuncia mai alla ragione e all’educazione. Fare la guerra al Ministero scegliendo come ostaggi gli studenti significa mandare al macello coloro che ci sono affidati – e che giustificano la nostra (e dei colleghi precari) presenza nelle scuole – senza peraltro ottenere alcun risultato se non quello di incoraggiare la convinzione ministeriale che questa scuola pubblica va azzerata. La dignità-dei-docenti – spesso chiamata in causa dai colleghi più accalorati – non consiste nel tagliare la scuola più di quanto la tagli il Ministero, ma nel fare più scuola e soprattutto di farla sempre meglio, attirando gli utenti verso la nostra causa. E’ esattamente quello che ripetevamo agli studenti quando per difendere la scuola pubblica la occupavano e la distruggevano. Essi sbagliavano nell’escludere gli insegnanti dalla loro protesta. Noi ora non possiamo fare come loro per il semplice fatto che siamo educatori.

Solo con la credibilità in mano, cioè con la stima e l’alleanza (non con l’ostilità prodotta dai blocchi) di studenti e famiglie, si prende l’altoparlante per urlare. E già due mesi fa abbiamo fatto il decalogo dei “si può fare anche con Gelmini”. Chi faceva scuola in un certo modo prima di Gelmini non è professionalmente in grado di tornare indietro, nel bene e nel male, perché il Ministero non incide più di tanto sulla didattica viva e sulle relazioni educative. In altri termini: chi faceva una scuola sensata nei saperi, nei metodi e nelle relazioni, continuerà a farla con più difficoltà e meno tempo a disposizione. Chi invece generava alunni ripetitori e demotivati continuerà a fare lo stesso, ma avrà in più l’alibi gelminiano. Dopo meno di trenta giorni di scuola, una nostra collega di un liceo classico palermitano ha potuto dire ad un ragazzino di primo liceo (ex-quarto ginnasio): “Se non sai queste cose è meglio che cambi scuola”. Questa robaccia è diffusissima nei nostri licei palermitani, c’era prima della Gelmini e continua purtroppo ad esserci. Questa è la battaglia prioritaria del CIDI. Perdonate la crudezza, ma le cose vanno dette e bisogna fare chiarezza al nostro interno. Ora, esacerbare studenti e famiglie sottraendo occasioni formative significa chiudere il cerchio di disistima che avvolge la nostra categoria.

Per questo il CIDI continua a non lesinare pareri negativi e azioni di protesta nazionale (basta guardare il sito) ma nel contempo prosegue, sui territori, la sua iniziativa culturale nell’ambito della formazione e dell’aggiornamento, affinché si crei nelle scuole quell’area di resistenza culturale capace di neutralizzare schegge impazzite capaci di rendere insopportabile la scuola a ragazzini delle prime superiori senza alcuna ragione estranea alla propria stoltezza pedagogica. Ciò significa rafforzarsi nelle competenze psicopedagogiche e nelle didattiche disciplinari per potere alzare la voce quando è il caso, con fermezza e competenza, nei consigli di classe in cui si decidono i destini dei nostri ragazzi.

A questo proposito, a dicembre ci sarà il consueto workshop psicopedagogico del prof. Mario Di Mauro che quest’anno affronterà il tema delle competenze. Presto disporrete del programma.

Allego anche un’importante iniziativa della sempre fervida Biblioteca delle donne, cui va tutta la nostra stima ed il nostro apprezzamento: Certificazione Linee Guida Completa I Ciclo (57)

Un caro saluto

Maurizio Muraglia

I primi 100 giorni di latino

I PRIMI CENTO GIORNI DI LATINO

AULA MAGNA LICEO SCIENTIFICO B. CROCE – Via Benfratelli 4, PALERMO
26 – 27 ottobre 2010

Quest’anno si registra una netta flessione delle iscrizioni al Liceo Classico e alla Facoltà di Lettere, mentre aumentano le adesioni al nuovo Liceo delle scienze applicate, quello “senza latino”. Siamo a un punto di non ritorno? Lasciando ad altri l’analisi sociologica, il Cidi decide di continuare la sua riflessione sugli snodi cruciali della didattica del latino, inaugurando un ‘cantiere’ di ricerca che si svolgerà fondamentalmente nei gruppi di lavoro, chiamati a riflettere, elaborare e proporre in merito ai punti chiave del curricolo e del ‘metodo’, per iniziare a pensare in termini di quinquennio e dunque di curricolo verticale, alla luce dei nuovi quadri orari e delle ultime indicazioni nazionali. Perché il nostro ‘resistere’ consiste prima di tutto nel rafforzare la nostra professionalità, nella consapevolezza che nessuno può e deve toglierci- della nostra altissima e delicata funzione di ricercatori e ‘mediatori’ dei saperi.

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