Prove nazionali e autovalutazione delle scuole: un’occasione per fare ricerca

Valutazione interna a cura del docente e valutazione esterna si muovono su binari paralleli e possono dunque coesistere nella scuola, mentre per contrastare il rischio di pericolose sovrapposizioni sembra necessario promuovere momenti d’interlocuzione e di condivisione tra scuole e istituzioni per attivare e sostenere virtuosi meccanismi di autovalutazione in una prospettiva di ricerca didattica e pedagogica.

Il tema della valutazione, questione pedagogica di non facile soluzione e sfida istituzionale dei giorni nostri, è un refrain che ciclicamente sembra investire la scuola italiana, allorquando assurgono agli onori della cronaca le pubblicazioni dei risultati delle indagini nazionali e di quelle internazionali. A ben vedere si può considerare come una sorta di buco nero, in cui confluiscono aspetti diversi e che, semplificando, riguardano gli studenti e il loro percorso formativo, il curricolo d’istituto e il sistema dell’istruzione nel suo complesso.

Comune denominatore è la qualità dell’insegnamento, punto d’inizio di una riflessione sugli obiettivi, sulle scelte metodologiche e sugli strumenti di valutazione adottati.

Senza aver la pretesa di esaurire un argomento di così ampio respiro, si presenteranno alcune considerazioni sulla possibilità di ritenere le prove INVALSI un’occasione per le scuole di confronto con l’esterno e di avvio all’autovalutazione d’istituto.

La valutazione attraversa i processi formativi in tutte le sue fasi; tiene conto degli obiettivi fissati e dell’acquisizione di conoscenze e di competenze quali fattori che incidono nell’apprendimento intellettuale.

Come potente strumento di controllo, questa interviene sia per l’apprezzamento dei rendimenti cognitivi dello studente che per la verifica, relativa allo stesso soggetto, dell’efficacia dei percorsi d’insegnamento attivati.

Con l’avvio della stagione dell’autonomia si è diffusa nelle scuole l’idea del rendicontare, del rendere conto ai committenti della qualità dell’offerta formativa e con essa la necessità, per l’istituzione centrale, di procedere a forme di monitoraggio esterno.

Gli strumenti principali, individuati dai decisori politici, sono le rilevazioni nazionali degli apprendimenti d’italiano e di matematica che, con cadenza oramai annuale, fotografano il percorso degli studenti nella scuola primaria, nella secondaria di I grado e, a partire dal presente anno, anche al termine del biennio della secondaria di II grado.

Al di là dei rischi connessi con la diffusione di una distorta logica del risultato e delle possibili interpretazioni, occorre riconoscere all’INVALSI il merito di aver traghettato la scuola italiana verso la sponda di un’idea di valutazione esterna e sistemica, sfidando quel totem che la considerava in una dimensione unidirezionale, di appannaggio dei docenti, rivolta agli alunni e al loro sapere disciplinare.

I Quadri di Riferimento, relativi alla padronanza della lingua madre e della matematica, rappresentano la cornice scientifica, in cui si inscrivono le prove stesse poiché declinano conoscenze e competenze ritenute indispensabili per affrontare la complessità odierna. Questi, pur mantenendo le disposizioni ministeriali del 2004 e del 2007 in materia di obiettivi e di apprendimenti, si uniformano ai modelli dei framework delle indagini internazionali OCSE e IEA sulle competenze di lettura e di matematica e pongono i curricoli delle due aree disciplinari in una prospettiva di misurazione censuaria della popolazione studentesca e di comparabilità.

Riteniamo che una lettura degli esiti delle prove, condivisa all’interno degli Organi Collegiali, non intacchi la progettazione d’Istituto, adeguata ai contesti e ai bisogni formativi degli studenti, mentre possa offrire un utile supporto da cui avviare una riflessione guidata sulla qualità della proposta formativa della scuola stessa.

Un’analisi dei risultati così percepita non sarà più finalizzata all’eventuale recupero o al mantenimento di posizioni all’interno di graduatorie, nazionali e locali, cosa che rischierebbe di attivare meccanismi di resistenza nei dirigenti e nei docenti impegnati in realtà di frontiera, quanto piuttosto verso l’analisi dei punti di forza e di debolezza dei curricoli disciplinari agiti.

Del resto come una fotografia panoramica, le prove standardizzate possono solo inquadrare una situazione generale che non pretende di interferire sugli altri momenti di valutazione dello studente rivolti alla narrazione del processo di apprendimento e con strumenti a carattere qualitativo ed ermeneutico.

Valutazione interna a cura del docente e valutazione esterna, muovendosi su binari paralleli, possono dunque coesistere nella scuola, mentre per contrastare il rischio di pericolose sovrapposizioni sembra necessario promuovere momenti d’interlocuzione e di condivisione tra scuole e istituzioni per attivare e sostenere virtuosi meccanismi di autovalutazione in una prospettiva di ricerca didattica e pedagogica.

CIDI Palermo News del 01-02-11

“CIDI PALERMO NEWS”

in breve dal mondo della scuola ANNO V  N. 3 del 01.02.11

Sommario

La riforma Gelmini:

1.   Via libera della Corte dei Conti al regolamento sulla formazione iniziale. Si attende solo la pubblicazione sulla G.U. (regolamento F.I.)

2.   Università: la legge di riforma, conseguenze e prospettive, di R. Moscati (leggi articolo)

3.   Università: una riformetta per un’Italietta, di F. Dacrema (leggi articolo)

4.   Università: i tagli che macinano una generazione, di B. Vertecchi (leggi articolo)

Iniziative dal territorio:

1.   Eclisse: superstizione, storia, scienza, una lezione di filosofia, astronomia e fisica per gli studenti del quinto anno delle superiori (leggi articolo)

2.   Storia, matematica e storia della matematica … nella primaria, esperienze di insegnamento in una classe 3^ (leggi articolo)

3.   Matite digitali al posto di squadre e matite (leggi articolo)

4.   Tindari TeatroGiovani, rassegna-concorso per gli studenti della secondaria (regolamento)

In evidenza:

1.   Maurizio Tiriticco una vita spesa per la scuola. Pubblicata on-line una raccolta di tutti i contributi dell’Ispettore (consulta gli articoli)

2.   Balbuzie, online la guida con i consigli per l’insegnante (consulta la guida)

3.   L’integrazione è un diritto fondamentale, di S. Carfora (leggi articolo)

4.   2010, un anno di scuola dalla A alla Z (avvenimenti più importanti del 2010)

Qualità della scuola: pubblicati i risultati indagine PISA 2009, ISTAT e SWG-CISL

1.   PISA 2009: uno sguardo complessivo, a cura di ANSAS (leggi articolo)

2.   Sursum corda! La strada da fare è ancora lunga – la scuola italiana nei risultati PISA 2009, di N. Bottani (leggi articolo)

3.   Ma Pisa 2009 serve a qualcosa? DI G. Palmisciano (leggi articolo)

4.   ISTAT: scuola italiana sempre più lontana dalla media UE (report ISTAT)

5.   Indagine SWG-CISL scuola, “La scuola italiana, valori e consapevolezza al servizio dei giovani e del Paese (report)

6.   Uno sguardo sull’istruzione 2010: indicatori OCSE (sintesi)

Il fatto:

1.   Diplomi facili, con due presenze al mese (leggi articolo)

2.   Come diventare ragioniere in 24 ore, video-inchiesta di “Corriere TV” (inchiesta)

Utile sapere che:

1.   Il decreto Brunetta va applicato: il contratto scuola non può regolare le materie riservate alla competenza dei DS (leggi articolo)

2.   Interrogazione parlamentare sulla psiche dei docenti (leggi articolo)

3.   Fare l’insegnante stressa, soprattutto se si è donna (leggi articolo)

4.   Tagli al pubblico impiego: l’86% sono dipendenti della scuola (leggi articolo)

5.   Inghippo sugli stipendi dei proff., solo una parte prenderà gli aumenti (leggi articolo)

6.   TAR Lazio: no alle classi numerose (leggi articolo)

7.   17 Marzo scuole chiuse per celebrare l’unità d’Italia (leggi articolo)

CIDI Palermo News vi dà appuntamento al 1^ Aprile

LETTERA DEL PRESIDENTE DEL CIDI DI PALERMO MAURIZIO MURAGLIA A TUTTI GLI ISCRITTI

Palermo, 01 gennaio 2011

Carissime iscritte e iscritti al CIDI,
il CIDI non può ignorare quanto è accaduto nelle scuole palermitane a partire dall’ultima decade di novembre. Gli insegnanti delle superiori sono (siamo) stati coinvolti nella ben nota spirale fatta di assemblee e proteste di vario genere, fino all’occupazione delle scuole. Ho avuto ultimamente occasione di esprimere il mio personale punto di vista su “Repubblica”, a proposito delle occupazioni. Vi allego l’intervento del 29 dicembre. Onestà intellettuale impone di sottolineare come probabilmente nel CIDI non ci sia unanimità di vedute su questi temi, ma considero questo, come sempre, un elemento di arricchimento della riflessione e del dibattito. Pertanto è giusto, in questa lettera bimestrale, riprodurre brevemente le posizioni in gioco lasciando a ciascuno di voi la riflessione e, conseguentemente, la strategia educativa da assumere.

Posizione numero uno. Non è il caso di sottilizzare sui mezzi e sulle strategie della protesta. I ragazzi cercano un modo, quale che sia, di fare sentire la loro voce e semmai siamo noi ad esserci resi spettatori e a non essere stati capaci di unirci a loro in una protesta che ci coinvolge tutti. Prima di discutere di legalità e illegalità occorrerebbe cercare di capire le ragioni di questo disagio.
Posizione numero due. E’ giusto che i ragazzi facciano sentire la loro voce, ma i mezzi che adottano sono sterili. L’occupazione delle scuole non risolve nulla.
Posizione numero tre. Le forme della protesta non possono oltrepassare il confine della legalità. E l’occupazione è un reato perché viola il diritto allo studio e interrompe un servizio pubblico.
Credo che ci sia del vero in ciascuna di queste posizioni e ho la sensazione che tutte e tre coprano il ventaglio CIDI. Ma credo anche un’altra cosa. Che sia del tutto saltato un criterio di appartenenza politica per distinguerle. O meglio: è saltato il tradizionale criterio che attribuiva, per esempio, alla sinistra estrema la posizione numero uno, alla sinistra moderata la posizione numero due e alla destra la posizione numero tre. E si può essere coerenti con l’identità del CIDI aderendo a ciascuna di queste posizioni. Io ad esempio, che presiedo pro-tempore questa associazione, sono convintissimo – e l’ho scritto pubblicamente – che la posizione numero tre sia ineccepibile. E non c’è un capello della mia testa che mi porti a votare per la destra. Non solo, ma sono enormi le mie perplessità rispetto alla posizione numero uno, che ho sentito enunciare alquanto spesso ultimamente anche da colleghi cui mi unisce un sodalizio professionale inossidabile anche all’interno dello stesso CIDI. Prodigi del pluralismo.
In ogni caso, com’era prevedibile, un bel panettone ha chiuso il sipario sulle rivendicazioni dei ragazzi e sulle nostre inquietudini educative.

Passiamo alla vita del CIDI. Le foto inviatevi documentano il successo quantitativo e qualitativo del workshop sulle competenze del prof. Di Mauro. Stiamo lavorando per consentire ai frequentanti l’accesso all’area riservata che contiene i materiali del workshop. Per informazioni sull’avanzamento di questo lavoro, potete scrivere a carlo@columba.it, cui corrisponde il collega Carlo Columba, membro del nostro Direttivo.
E va fatta una riflessione, ancora una volta. Se il CIDI non ci fosse, in questa stagione di malesseri, lotte e rivendicazioni, resterebbero striscioni e megafoni, che, lo ripeto fino alla nausea, sono fondamentali. E se le nostre iniziative andassero deserte, se le scuole non ci chiamassero, dovremmo dedurne che questa è solo la stagione di striscioni e megafoni. Ma il riscontro è radicalmente diverso. Anzi, forse è il caso di rilevare che proprio la criticità della situazione generale induce i colleghi più attenti e sensibili ad affinare le armi pedagogiche e a stringersi attorno a riferimenti di pensiero e di elaborazione. Se così non fosse, chiuderemmo. Chiuderemmo perché la nostra scelta – rischiosa – è stata quella di sopravvivere finanziariamente solo in virtù del nostro lavoro, senza sovvenzioni.
Ciò ha un grande vantaggio, che qui spiego. Poiché le nostre entrate si riferiscono esclusivamente a contributi di soci, finché c’è un euro in cassa noi siamo sempre in grado di constatare che il CIDI esiste perché lo vuole un pezzo (serissimo) della scuola palermitana. Ove venissero meno le quote di iscrizione, i contributi alle nostre iniziative e le convenzioni con le scuole, finirebbe il CIDI e, aggiungo, sarebbe bene così. Un’altra strategia di sopravvivenza “drogherebbe” tutto il quadro, perché renderebbe inessenziale l’apporto degli insegnanti e renderebbe l’associazione una sorta di “protesi” di altre realtà, per quanto amiche. Questo era il rischio dei primi tempi della mia attuale presidenza e questo ad un certo punto abbiamo voluto evitare.
Allego anche un articolo di Tito Boeri. Sarebbe stato molto utile che nelle fredde notti trascorse dentro le scuole i nostri studenti medi potessero leggere queste cose e farne motivo di riflessione.
A loro, a voi e a tutto il CIDI un affettuoso buon 2011.

Maurizio Muraglia

Questo lo so fare anch’io – I materiali

Disponibili per i soci i materiali messi a disposizione dal prof. Mario Di Mauro in occasione del workshop tenutosi presso la Scuola media Piazzi dal 9 all’11 dicembre.

Il download è disponibile su questo stesso sito al seguente link: Competenze (191)

Si tratta di una cospicua mole di materiale, 191 documenti, tra i quali non è difficile perdere l’orientamento. Una prima indicazione la possiamo dare subito indicando le tre presentazioni in powerpoint di supporto agli incontri:

Qualsiasi commento sarà molto apprezzato.