MANIFESTAZIONE IN DIFESA DELLA SCUOLA PUBBLICA

SABATO 12 MARZO – PIAZZA VERDI – ORE 16,30

La scuola non è la famiglia

“Gli insegnanti inculcano ai ragazzi valori diversi da quelli delle loro famiglie”. Come dire che la scuola pubblica fa esattamente quello che deve fare e lo fa bene. Se invece negli ultimi cinquant’anni avesse inculcato gli stessi valori delle famiglie, noi avremmo un Italia distrutta. Distrutta da tutto il pattume etico che, ahimé, percorre una grandissima fetta di famiglie italiane, al Nord come al Sud. La scuola è stato l’unico avamposto serio al familismo italiano, alla logica tribale, ai clan diffusi da Aosta a Pachino, ai campanilismi di tutte le specie che allignano fin dalla culla e insegnano a disprezzare chi non è del tuo stesso colore. La scuola si è messa di traverso. Maestre e maestri, professoresse e professori hanno praticato l’ascesi professionale richiesta dalla Costituzione. Sono diventati servitori dello Stato piuttosto che protesi delle famiglie. Lo hanno fatto tra luci e ombre, lo hanno fatto tra mille contraddizioni, lo hanno fatto più o meno bene, ma era chiaro a loro e a tutti che questo dovevano fare. Creare discontinuità tra l’ethos pubblico ed il familismo amorale diffuso, nutrito di stereotipi, razzismi di bassa lega e pulsioni viscerali da stadio. Gli insegnanti hanno inculcato ai ragazzi valori diversi da quelli delle loro famiglie. Sì, e devono continuare a farlo se vogliono che la scuola possa tentare di arginare l’ondata di vergognoso degrado in cui è piombata l’Italia di questi anni. Valori diversi. Sì, valori che dicano che lo spirito pubblico non è la somma dei condomini di una città. Lo spirito pubblico non è la somma dei cenacoli domestici. Lo spirito pubblico è il cemento che dice a ciascuno di noi che per vivere civilmente insieme è necessario tagliare un pezzetto di spirito familiare. E questo si impara a scuola. In quel luogo, cioè, che a chi dice “bastardo, devi morire” a chi non la pensa come la tua famiglia, risponde col cartellino rosso. E se a qualcuno oggi dispiace questo cartellino rosso, e si capisce bene perché gli dispiace,  vuol dire che la scuola sgarrupata forse sta ancora facendo il proprio dovere.

In difesa di questa scuola il CIDI scende in piazza il 12 marzo ed invita tutti gli insegnanti ed i dirigenti democratici ad unirsi a noi.

Il Direttivo del CIDI di Palermo

Anna Maria Adamo

Carlo Columba

Cetty Caruso

Erika Venturella

Luigi Menna

Maurizio Muraglia

Patrizia Abate

Silvio Vitellaro

Valentina Chinnici

SPAGNOLO ALLE ORIGINI DEL CIDI

Andavo al Liceo quando metteva le basi, insieme ad altri, per l’inizio del CIDI a Palermo. L’ho conosciuto nel 1998 quando ormai il CIDI era una realtà solida. Stanotte se n’è andato. A soli 62 anni Filippo Spagnolo lascia un vuoto pesante. E’ stato uno dei rari professori di scuola che nel frattempo erano anche scienziati della propria disciplina. Nel suo caso, la matematica. Prima di transitare all’Università era già un nome a livello internazionale, come attesta il suo impressionante curriculum. Chi ha avuto a che fare con lui ha capito, anche se come me non si intendeva di matematica, di stare davanti ad un gigante della didattica. Dimostrazione vivente della didattica che si fa cultura e formazione al pensiero critico. Quello che nel CIDI predichiamo da decenni. Chi lo ha sentito parlare in pubblico ha potuto constatare che il luogo comune che vede la matematica come una disciplina arida è privo di fondamento. Nelle sue mani la matematica si sposava con la filosofia, con l’epistemologia, con la scienza, con la cultura umanistica, e la tradizionale dicotomia tra sapere umanistico e sapere scientifico si andava a fare benedire. Ma chi lo ha frequentato, come me, ha potuto anche avere la fortuna di stare con una persona bella. Un’intelligenza limpida, arguta, graffiante talvolta, senza compromessi. Uno spirito conviviale, un amante della buona tavola e delle gioie della vita. Un amante della dimensione affettiva e ludica dell’esistenza. Stare con lui era sempre un arricchirsi culturalmente e umanamente. Tutta la scuola lo perde, e lo perde il CIDI, che grazie a lui ha potuto contare su formatori di matematica di primissimo livello. Il nostro Luigi Menna, membro del Direttivo, il cui post precede questo, era suo allievo e oggi in qualche modo ce lo rende presente.

Maurizio Muraglia

Filippo Spagnolo non c’è più.

E’  stato il maestro di tanti docenti di matematica ed ha incarnato fino all’ultimo  l’esempio di come sia possibile coniugare la ricerca scientifica di alto livello  con le esigenze di una didattica sensata e ragionevole.

Di lui ci mancherà la passione per lo studio, la generosa capacità di condividere, la tensione morale e la cura verso ciascuno dei suoi allievi che lo ricordano con immenso rimpianto e infinita gratitudine.

http://dipmat.math.unipa.it/~grim/homefil.htm

http://math.unipa.it/~grim/

Lettera del Presidente Maurizio Muraglia a tutti gli iscritti

Palermo, 1 marzo 2011

Carissime iscritte e iscritti al CIDI di Palermo,

questa lettera bimestrale è un vero rebus.

C’è qualcosa da scrivere di realmente nuovo rispetto alla mia del 1° gennaio? Potrei tediarvi sull’ultima boutade del Presidente del Consiglio per il quale la scuola pubblica non saprebbe educare perché propone valori diversi da quelle delle famiglie? No. Se questo fosse l’unico argomento possibile, chiuderei qui. I discorsi sul merito degli insegnanti? Vi appassiona la questione? La posizione del CIDI sulla questione del merito? Il CIDI non è un esercito monolitico. Ci sono articolazioni e sfumature dentro il pensiero CIDI. Qui una cosa sola si può dire. Il merito è un concetto che suppone chiarezza di identità, chiarezza di mission, stabilità ordinamentale, regole del gioco chiare e condivise. Nulla di tutto questo nella scuola italiana. Meglio quindi archiviare la discussione. Ce lo imporranno per decreto? Staremo a vedere quel che succederà. Ancora: la certificazione delle competenze al termine del biennio delle superiori? Certificare una cosa che è già difficile capire cosa sia e come si possa realizzare in una classe? Non ce la facciamo neppure a discutere di questo.

Educazione, merito, competenze. Temi seri, anzi, serissimi, sviliti da un Ministero che brancola nel buio, un giornalismo che insegue scoop ed un’opinione pubblica che non sa cosa balbettare sul tema. Gli intellettuali insegnanti alla Lodoli o alla Mastrocola ci tediano con i loro sermoni del genere “oh, come sarebbe bello spiegare il neoclassicismo se non avessimo davanti questi lazzaroni…”. Noi del CIDI rischiamo di rimanere con il cerino in mano, schiacciati tra il becerume pedagogico-ministeriale di destra e la chiacchiera radical chic di sinistra pentita del Sessantotto che si interroga su come sia bene talvolta restituire gli alunni le sberle che si sono prese dai padri negli anni Sessanta e Settanta quando si contestava.

Il cerino in mano. Questa lettera chiama a raccolta tutti quelli che hanno il cerino in mano e fa l’elenco degli interrogativi rimasti ai possessori del cerino. Qui solo cinque.

  1. Che scuola si può fare quando le cattedre sono tutte a 18 ore ed un alunno non potrà mai incontrare fuori dalla sua aula un essere umano che non sia un collaboratore scolastico?
  2. Che scuola si può fare quando ti prescrivono i contenuti che devi trattare?
  3. Che scuola si può fare quando nei dipartimenti il 90% dei colleghi ti chiede “dove sei arrivato col programma?”
  4. Che scuola si può fare quando alla domanda “Come va mio figlio?” si risponde “Suo figlio ha 5 perché aveva avuto un 4, poi ha preso un 6 e quindi adesso ha un 5”. Finezza intellettuale da restar sbalorditi.
  5. Che scuola si può fare quando davanti ad un problema educativo l’unica cosa che si sa dire è “Dobbiamo dare un segnale?”.

Il CIDI in questi due mesi è rimasto al palo. Gli insegnanti della nostra associazione hanno lavorato sodo nelle scuole. Adesso verrebbe il momento di dire una parola sul territorio. Ma una parola su che cosa? E soprattutto su che cosa che non sia stato già detto? Forse non abbiamo mai fatto un seminario di studi proprio sui contenuti. Che roba sono, in realtà? Esistono come tali? Dove vengono rappresentati? E che rapporto intratteniamo con loro? Che dobbiamo farne? Che rapporto hanno con le competenze? Come stanno nei libri di testo? In questi giorni, anzi proprio oggi il Direttivo si riunisce per valutare se ci siano le condizioni per un seminario di studi sul sapere della scuola, sui contenuti e sul loro rapporto con le competenze culturali degli studenti. Il dubbio che ci distrugge è uno solo: lo vorranno i nostri iscritti? E poi verranno se lo facciamo ad aprile? Ci faranno lavorare come i pazzi e poi ci lasceranno soli? Ci siamo capiti: diteci qualcosa. Fate sentire la vostra voce. Il momento non è facile. Forse sono tempi in cui bisogna ripensare anche il tradizionale modo di essere CIDI, ovvero il tradizionale modo in cui il CIDI si presenta sul territorio. Ciascuno di noi, il primo io che vi scrivo, è ben lieto quando lavora con i suoi studenti. Oggi il problema è se sia ancora possibile lavorare tra insegnanti e con gli insegnanti. Su questo ci arrovelliamo.

Un caro abbraccio a tutte e a tutti

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La “lotta di classe” del prof. Lodoli

Marco Lodoli è uno scrittore che fa l’editorialista per “Repubblica” sui temi della scuola. Egli insegna in una borgata romana ed i suoi interventi spesso riproducono l’ambiente in cui opera. Apparentemente è un insegnante dedito a studenti particolarmente “sfigati” e sembra che la sua concezione della scuola abbia una qualche attinenza con gli approcci di un don Milani o di un Sandro Onofri. L’ultimo suo intervento su “Repubblica” del 9 febbraio scorso (Leggi articolo)  mostra ancora una volta che il Nostro è degno compare dell’ineffabile Paola Mastrocola che racconta la scuola al cane e che in questi giorni esce col suo ultimo “Togliamo il disturbo” (magari…).

Come è possibile leggere, Lodoli si diffonde sulle condizioni disastrate dei suoi studenti. Dà una bacchettata alla politica scolastica che taglia tutto e sembra essere empaticamente legato al suo contesto professionale. Poi, di colpo, tira fuori quest’affermazione: “A ragazzi così segnati, così distratti dalla vita storta, oggi devo spiegare l´iperbole e la metonimia, Re Sole e Versailles, Foscolo e il Neoclassicismo”. E’ un emblema formidabile dell’approccio radical-chic di sinistra al tema della scuola per il quale ho avuto sempre orrore. Alla redazione di “Repubblica” – che già ospita le nostalgie di Pietro Citati e Corrado Augias – non si sospetta minimamente il portato paternalistico di simili affermazioni. A Lodoli non sfiora minimamente la mente l’idea che il suo insegnamento, i contenuti del suo insegnamento, debbano tentare di intercettare “ragazzi così segnati”. Niente di niente. Egli deve spiegare la metonimia e il neoclassicismo perché quella roba marca la sua differenza con gli sfigati. Egli è intellettuale, e come tale portatore di una cultura che, ahimé, i poveri plebei di Tor Pignattara non possono comprendere. Il Ministero li taglia, l’ambiente li devasta ed il prof. Lodoli propina loro il neoclassicismo. Che meraviglia!