Lettera del Presidente Maurizio Muraglia a tutti gli iscritti

Palermo, 1 marzo 2011

Carissime iscritte e iscritti al CIDI di Palermo,

questa lettera bimestrale è un vero rebus.

C’è qualcosa da scrivere di realmente nuovo rispetto alla mia del 1° gennaio? Potrei tediarvi sull’ultima boutade del Presidente del Consiglio per il quale la scuola pubblica non saprebbe educare perché propone valori diversi da quelle delle famiglie? No. Se questo fosse l’unico argomento possibile, chiuderei qui. I discorsi sul merito degli insegnanti? Vi appassiona la questione? La posizione del CIDI sulla questione del merito? Il CIDI non è un esercito monolitico. Ci sono articolazioni e sfumature dentro il pensiero CIDI. Qui una cosa sola si può dire. Il merito è un concetto che suppone chiarezza di identità, chiarezza di mission, stabilità ordinamentale, regole del gioco chiare e condivise. Nulla di tutto questo nella scuola italiana. Meglio quindi archiviare la discussione. Ce lo imporranno per decreto? Staremo a vedere quel che succederà. Ancora: la certificazione delle competenze al termine del biennio delle superiori? Certificare una cosa che è già difficile capire cosa sia e come si possa realizzare in una classe? Non ce la facciamo neppure a discutere di questo.

Educazione, merito, competenze. Temi seri, anzi, serissimi, sviliti da un Ministero che brancola nel buio, un giornalismo che insegue scoop ed un’opinione pubblica che non sa cosa balbettare sul tema. Gli intellettuali insegnanti alla Lodoli o alla Mastrocola ci tediano con i loro sermoni del genere “oh, come sarebbe bello spiegare il neoclassicismo se non avessimo davanti questi lazzaroni…”. Noi del CIDI rischiamo di rimanere con il cerino in mano, schiacciati tra il becerume pedagogico-ministeriale di destra e la chiacchiera radical chic di sinistra pentita del Sessantotto che si interroga su come sia bene talvolta restituire gli alunni le sberle che si sono prese dai padri negli anni Sessanta e Settanta quando si contestava.

Il cerino in mano. Questa lettera chiama a raccolta tutti quelli che hanno il cerino in mano e fa l’elenco degli interrogativi rimasti ai possessori del cerino. Qui solo cinque.

  1. Che scuola si può fare quando le cattedre sono tutte a 18 ore ed un alunno non potrà mai incontrare fuori dalla sua aula un essere umano che non sia un collaboratore scolastico?
  2. Che scuola si può fare quando ti prescrivono i contenuti che devi trattare?
  3. Che scuola si può fare quando nei dipartimenti il 90% dei colleghi ti chiede “dove sei arrivato col programma?”
  4. Che scuola si può fare quando alla domanda “Come va mio figlio?” si risponde “Suo figlio ha 5 perché aveva avuto un 4, poi ha preso un 6 e quindi adesso ha un 5”. Finezza intellettuale da restar sbalorditi.
  5. Che scuola si può fare quando davanti ad un problema educativo l’unica cosa che si sa dire è “Dobbiamo dare un segnale?”.

Il CIDI in questi due mesi è rimasto al palo. Gli insegnanti della nostra associazione hanno lavorato sodo nelle scuole. Adesso verrebbe il momento di dire una parola sul territorio. Ma una parola su che cosa? E soprattutto su che cosa che non sia stato già detto? Forse non abbiamo mai fatto un seminario di studi proprio sui contenuti. Che roba sono, in realtà? Esistono come tali? Dove vengono rappresentati? E che rapporto intratteniamo con loro? Che dobbiamo farne? Che rapporto hanno con le competenze? Come stanno nei libri di testo? In questi giorni, anzi proprio oggi il Direttivo si riunisce per valutare se ci siano le condizioni per un seminario di studi sul sapere della scuola, sui contenuti e sul loro rapporto con le competenze culturali degli studenti. Il dubbio che ci distrugge è uno solo: lo vorranno i nostri iscritti? E poi verranno se lo facciamo ad aprile? Ci faranno lavorare come i pazzi e poi ci lasceranno soli? Ci siamo capiti: diteci qualcosa. Fate sentire la vostra voce. Il momento non è facile. Forse sono tempi in cui bisogna ripensare anche il tradizionale modo di essere CIDI, ovvero il tradizionale modo in cui il CIDI si presenta sul territorio. Ciascuno di noi, il primo io che vi scrivo, è ben lieto quando lavora con i suoi studenti. Oggi il problema è se sia ancora possibile lavorare tra insegnanti e con gli insegnanti. Su questo ci arrovelliamo.

Un caro abbraccio a tutte e a tutti

Lasciate un commento qui oppure scrivete a cidipalermo@virgilio.it.

La “lotta di classe” del prof. Lodoli

Marco Lodoli è uno scrittore che fa l’editorialista per “Repubblica” sui temi della scuola. Egli insegna in una borgata romana ed i suoi interventi spesso riproducono l’ambiente in cui opera. Apparentemente è un insegnante dedito a studenti particolarmente “sfigati” e sembra che la sua concezione della scuola abbia una qualche attinenza con gli approcci di un don Milani o di un Sandro Onofri. L’ultimo suo intervento su “Repubblica” del 9 febbraio scorso (Leggi articolo)  mostra ancora una volta che il Nostro è degno compare dell’ineffabile Paola Mastrocola che racconta la scuola al cane e che in questi giorni esce col suo ultimo “Togliamo il disturbo” (magari…).

Come è possibile leggere, Lodoli si diffonde sulle condizioni disastrate dei suoi studenti. Dà una bacchettata alla politica scolastica che taglia tutto e sembra essere empaticamente legato al suo contesto professionale. Poi, di colpo, tira fuori quest’affermazione: “A ragazzi così segnati, così distratti dalla vita storta, oggi devo spiegare l´iperbole e la metonimia, Re Sole e Versailles, Foscolo e il Neoclassicismo”. E’ un emblema formidabile dell’approccio radical-chic di sinistra al tema della scuola per il quale ho avuto sempre orrore. Alla redazione di “Repubblica” – che già ospita le nostalgie di Pietro Citati e Corrado Augias – non si sospetta minimamente il portato paternalistico di simili affermazioni. A Lodoli non sfiora minimamente la mente l’idea che il suo insegnamento, i contenuti del suo insegnamento, debbano tentare di intercettare “ragazzi così segnati”. Niente di niente. Egli deve spiegare la metonimia e il neoclassicismo perché quella roba marca la sua differenza con gli sfigati. Egli è intellettuale, e come tale portatore di una cultura che, ahimé, i poveri plebei di Tor Pignattara non possono comprendere. Il Ministero li taglia, l’ambiente li devasta ed il prof. Lodoli propina loro il neoclassicismo. Che meraviglia!

Prove nazionali e autovalutazione delle scuole: un’occasione per fare ricerca

Valutazione interna a cura del docente e valutazione esterna si muovono su binari paralleli e possono dunque coesistere nella scuola, mentre per contrastare il rischio di pericolose sovrapposizioni sembra necessario promuovere momenti d’interlocuzione e di condivisione tra scuole e istituzioni per attivare e sostenere virtuosi meccanismi di autovalutazione in una prospettiva di ricerca didattica e pedagogica.

Il tema della valutazione, questione pedagogica di non facile soluzione e sfida istituzionale dei giorni nostri, è un refrain che ciclicamente sembra investire la scuola italiana, allorquando assurgono agli onori della cronaca le pubblicazioni dei risultati delle indagini nazionali e di quelle internazionali. A ben vedere si può considerare come una sorta di buco nero, in cui confluiscono aspetti diversi e che, semplificando, riguardano gli studenti e il loro percorso formativo, il curricolo d’istituto e il sistema dell’istruzione nel suo complesso.

Comune denominatore è la qualità dell’insegnamento, punto d’inizio di una riflessione sugli obiettivi, sulle scelte metodologiche e sugli strumenti di valutazione adottati.

Senza aver la pretesa di esaurire un argomento di così ampio respiro, si presenteranno alcune considerazioni sulla possibilità di ritenere le prove INVALSI un’occasione per le scuole di confronto con l’esterno e di avvio all’autovalutazione d’istituto.

La valutazione attraversa i processi formativi in tutte le sue fasi; tiene conto degli obiettivi fissati e dell’acquisizione di conoscenze e di competenze quali fattori che incidono nell’apprendimento intellettuale.

Come potente strumento di controllo, questa interviene sia per l’apprezzamento dei rendimenti cognitivi dello studente che per la verifica, relativa allo stesso soggetto, dell’efficacia dei percorsi d’insegnamento attivati.

Con l’avvio della stagione dell’autonomia si è diffusa nelle scuole l’idea del rendicontare, del rendere conto ai committenti della qualità dell’offerta formativa e con essa la necessità, per l’istituzione centrale, di procedere a forme di monitoraggio esterno.

Gli strumenti principali, individuati dai decisori politici, sono le rilevazioni nazionali degli apprendimenti d’italiano e di matematica che, con cadenza oramai annuale, fotografano il percorso degli studenti nella scuola primaria, nella secondaria di I grado e, a partire dal presente anno, anche al termine del biennio della secondaria di II grado.

Al di là dei rischi connessi con la diffusione di una distorta logica del risultato e delle possibili interpretazioni, occorre riconoscere all’INVALSI il merito di aver traghettato la scuola italiana verso la sponda di un’idea di valutazione esterna e sistemica, sfidando quel totem che la considerava in una dimensione unidirezionale, di appannaggio dei docenti, rivolta agli alunni e al loro sapere disciplinare.

I Quadri di Riferimento, relativi alla padronanza della lingua madre e della matematica, rappresentano la cornice scientifica, in cui si inscrivono le prove stesse poiché declinano conoscenze e competenze ritenute indispensabili per affrontare la complessità odierna. Questi, pur mantenendo le disposizioni ministeriali del 2004 e del 2007 in materia di obiettivi e di apprendimenti, si uniformano ai modelli dei framework delle indagini internazionali OCSE e IEA sulle competenze di lettura e di matematica e pongono i curricoli delle due aree disciplinari in una prospettiva di misurazione censuaria della popolazione studentesca e di comparabilità.

Riteniamo che una lettura degli esiti delle prove, condivisa all’interno degli Organi Collegiali, non intacchi la progettazione d’Istituto, adeguata ai contesti e ai bisogni formativi degli studenti, mentre possa offrire un utile supporto da cui avviare una riflessione guidata sulla qualità della proposta formativa della scuola stessa.

Un’analisi dei risultati così percepita non sarà più finalizzata all’eventuale recupero o al mantenimento di posizioni all’interno di graduatorie, nazionali e locali, cosa che rischierebbe di attivare meccanismi di resistenza nei dirigenti e nei docenti impegnati in realtà di frontiera, quanto piuttosto verso l’analisi dei punti di forza e di debolezza dei curricoli disciplinari agiti.

Del resto come una fotografia panoramica, le prove standardizzate possono solo inquadrare una situazione generale che non pretende di interferire sugli altri momenti di valutazione dello studente rivolti alla narrazione del processo di apprendimento e con strumenti a carattere qualitativo ed ermeneutico.

Valutazione interna a cura del docente e valutazione esterna, muovendosi su binari paralleli, possono dunque coesistere nella scuola, mentre per contrastare il rischio di pericolose sovrapposizioni sembra necessario promuovere momenti d’interlocuzione e di condivisione tra scuole e istituzioni per attivare e sostenere virtuosi meccanismi di autovalutazione in una prospettiva di ricerca didattica e pedagogica.

CIDI Palermo News del 01-02-11

“CIDI PALERMO NEWS”

in breve dal mondo della scuola ANNO V  N. 3 del 01.02.11

Sommario

La riforma Gelmini:

1.   Via libera della Corte dei Conti al regolamento sulla formazione iniziale. Si attende solo la pubblicazione sulla G.U. (regolamento F.I.)

2.   Università: la legge di riforma, conseguenze e prospettive, di R. Moscati (leggi articolo)

3.   Università: una riformetta per un’Italietta, di F. Dacrema (leggi articolo)

4.   Università: i tagli che macinano una generazione, di B. Vertecchi (leggi articolo)

Iniziative dal territorio:

1.   Eclisse: superstizione, storia, scienza, una lezione di filosofia, astronomia e fisica per gli studenti del quinto anno delle superiori (leggi articolo)

2.   Storia, matematica e storia della matematica … nella primaria, esperienze di insegnamento in una classe 3^ (leggi articolo)

3.   Matite digitali al posto di squadre e matite (leggi articolo)

4.   Tindari TeatroGiovani, rassegna-concorso per gli studenti della secondaria (regolamento)

In evidenza:

1.   Maurizio Tiriticco una vita spesa per la scuola. Pubblicata on-line una raccolta di tutti i contributi dell’Ispettore (consulta gli articoli)

2.   Balbuzie, online la guida con i consigli per l’insegnante (consulta la guida)

3.   L’integrazione è un diritto fondamentale, di S. Carfora (leggi articolo)

4.   2010, un anno di scuola dalla A alla Z (avvenimenti più importanti del 2010)

Qualità della scuola: pubblicati i risultati indagine PISA 2009, ISTAT e SWG-CISL

1.   PISA 2009: uno sguardo complessivo, a cura di ANSAS (leggi articolo)

2.   Sursum corda! La strada da fare è ancora lunga – la scuola italiana nei risultati PISA 2009, di N. Bottani (leggi articolo)

3.   Ma Pisa 2009 serve a qualcosa? DI G. Palmisciano (leggi articolo)

4.   ISTAT: scuola italiana sempre più lontana dalla media UE (report ISTAT)

5.   Indagine SWG-CISL scuola, “La scuola italiana, valori e consapevolezza al servizio dei giovani e del Paese (report)

6.   Uno sguardo sull’istruzione 2010: indicatori OCSE (sintesi)

Il fatto:

1.   Diplomi facili, con due presenze al mese (leggi articolo)

2.   Come diventare ragioniere in 24 ore, video-inchiesta di “Corriere TV” (inchiesta)

Utile sapere che:

1.   Il decreto Brunetta va applicato: il contratto scuola non può regolare le materie riservate alla competenza dei DS (leggi articolo)

2.   Interrogazione parlamentare sulla psiche dei docenti (leggi articolo)

3.   Fare l’insegnante stressa, soprattutto se si è donna (leggi articolo)

4.   Tagli al pubblico impiego: l’86% sono dipendenti della scuola (leggi articolo)

5.   Inghippo sugli stipendi dei proff., solo una parte prenderà gli aumenti (leggi articolo)

6.   TAR Lazio: no alle classi numerose (leggi articolo)

7.   17 Marzo scuole chiuse per celebrare l’unità d’Italia (leggi articolo)

CIDI Palermo News vi dà appuntamento al 1^ Aprile

LETTERA DEL PRESIDENTE DEL CIDI DI PALERMO MAURIZIO MURAGLIA A TUTTI GLI ISCRITTI

Palermo, 01 gennaio 2011

Carissime iscritte e iscritti al CIDI,
il CIDI non può ignorare quanto è accaduto nelle scuole palermitane a partire dall’ultima decade di novembre. Gli insegnanti delle superiori sono (siamo) stati coinvolti nella ben nota spirale fatta di assemblee e proteste di vario genere, fino all’occupazione delle scuole. Ho avuto ultimamente occasione di esprimere il mio personale punto di vista su “Repubblica”, a proposito delle occupazioni. Vi allego l’intervento del 29 dicembre. Onestà intellettuale impone di sottolineare come probabilmente nel CIDI non ci sia unanimità di vedute su questi temi, ma considero questo, come sempre, un elemento di arricchimento della riflessione e del dibattito. Pertanto è giusto, in questa lettera bimestrale, riprodurre brevemente le posizioni in gioco lasciando a ciascuno di voi la riflessione e, conseguentemente, la strategia educativa da assumere.

Posizione numero uno. Non è il caso di sottilizzare sui mezzi e sulle strategie della protesta. I ragazzi cercano un modo, quale che sia, di fare sentire la loro voce e semmai siamo noi ad esserci resi spettatori e a non essere stati capaci di unirci a loro in una protesta che ci coinvolge tutti. Prima di discutere di legalità e illegalità occorrerebbe cercare di capire le ragioni di questo disagio.
Posizione numero due. E’ giusto che i ragazzi facciano sentire la loro voce, ma i mezzi che adottano sono sterili. L’occupazione delle scuole non risolve nulla.
Posizione numero tre. Le forme della protesta non possono oltrepassare il confine della legalità. E l’occupazione è un reato perché viola il diritto allo studio e interrompe un servizio pubblico.
Credo che ci sia del vero in ciascuna di queste posizioni e ho la sensazione che tutte e tre coprano il ventaglio CIDI. Ma credo anche un’altra cosa. Che sia del tutto saltato un criterio di appartenenza politica per distinguerle. O meglio: è saltato il tradizionale criterio che attribuiva, per esempio, alla sinistra estrema la posizione numero uno, alla sinistra moderata la posizione numero due e alla destra la posizione numero tre. E si può essere coerenti con l’identità del CIDI aderendo a ciascuna di queste posizioni. Io ad esempio, che presiedo pro-tempore questa associazione, sono convintissimo – e l’ho scritto pubblicamente – che la posizione numero tre sia ineccepibile. E non c’è un capello della mia testa che mi porti a votare per la destra. Non solo, ma sono enormi le mie perplessità rispetto alla posizione numero uno, che ho sentito enunciare alquanto spesso ultimamente anche da colleghi cui mi unisce un sodalizio professionale inossidabile anche all’interno dello stesso CIDI. Prodigi del pluralismo.
In ogni caso, com’era prevedibile, un bel panettone ha chiuso il sipario sulle rivendicazioni dei ragazzi e sulle nostre inquietudini educative.

Passiamo alla vita del CIDI. Le foto inviatevi documentano il successo quantitativo e qualitativo del workshop sulle competenze del prof. Di Mauro. Stiamo lavorando per consentire ai frequentanti l’accesso all’area riservata che contiene i materiali del workshop. Per informazioni sull’avanzamento di questo lavoro, potete scrivere a carlo@columba.it, cui corrisponde il collega Carlo Columba, membro del nostro Direttivo.
E va fatta una riflessione, ancora una volta. Se il CIDI non ci fosse, in questa stagione di malesseri, lotte e rivendicazioni, resterebbero striscioni e megafoni, che, lo ripeto fino alla nausea, sono fondamentali. E se le nostre iniziative andassero deserte, se le scuole non ci chiamassero, dovremmo dedurne che questa è solo la stagione di striscioni e megafoni. Ma il riscontro è radicalmente diverso. Anzi, forse è il caso di rilevare che proprio la criticità della situazione generale induce i colleghi più attenti e sensibili ad affinare le armi pedagogiche e a stringersi attorno a riferimenti di pensiero e di elaborazione. Se così non fosse, chiuderemmo. Chiuderemmo perché la nostra scelta – rischiosa – è stata quella di sopravvivere finanziariamente solo in virtù del nostro lavoro, senza sovvenzioni.
Ciò ha un grande vantaggio, che qui spiego. Poiché le nostre entrate si riferiscono esclusivamente a contributi di soci, finché c’è un euro in cassa noi siamo sempre in grado di constatare che il CIDI esiste perché lo vuole un pezzo (serissimo) della scuola palermitana. Ove venissero meno le quote di iscrizione, i contributi alle nostre iniziative e le convenzioni con le scuole, finirebbe il CIDI e, aggiungo, sarebbe bene così. Un’altra strategia di sopravvivenza “drogherebbe” tutto il quadro, perché renderebbe inessenziale l’apporto degli insegnanti e renderebbe l’associazione una sorta di “protesi” di altre realtà, per quanto amiche. Questo era il rischio dei primi tempi della mia attuale presidenza e questo ad un certo punto abbiamo voluto evitare.
Allego anche un articolo di Tito Boeri. Sarebbe stato molto utile che nelle fredde notti trascorse dentro le scuole i nostri studenti medi potessero leggere queste cose e farne motivo di riflessione.
A loro, a voi e a tutto il CIDI un affettuoso buon 2011.

Maurizio Muraglia