La vera scuola

“Accusare gli studenti di essere ignoranti è un non senso. La scuola che provasse fastidio per l’ignoranza degli studenti avrebbe perso se stessa”. Dovrebbero scolpirle in tutte le scuole, frasi come queste. Sono scritte da una che di scuola se ne intende. Se si ha voglia di leggere tutto l’articolo di Maria Pia Veladiano, comparso mercoledì 16 marzo su “Repubblica”, si capiranno molte cose sul compito della scuola pubblica e degli insegnanti che vi operano.

MANIFESTAZIONE IN DIFESA DELLA SCUOLA PUBBLICA

SABATO 12 MARZO – PIAZZA VERDI – ORE 16,30

La scuola non è la famiglia

“Gli insegnanti inculcano ai ragazzi valori diversi da quelli delle loro famiglie”. Come dire che la scuola pubblica fa esattamente quello che deve fare e lo fa bene. Se invece negli ultimi cinquant’anni avesse inculcato gli stessi valori delle famiglie, noi avremmo un Italia distrutta. Distrutta da tutto il pattume etico che, ahimé, percorre una grandissima fetta di famiglie italiane, al Nord come al Sud. La scuola è stato l’unico avamposto serio al familismo italiano, alla logica tribale, ai clan diffusi da Aosta a Pachino, ai campanilismi di tutte le specie che allignano fin dalla culla e insegnano a disprezzare chi non è del tuo stesso colore. La scuola si è messa di traverso. Maestre e maestri, professoresse e professori hanno praticato l’ascesi professionale richiesta dalla Costituzione. Sono diventati servitori dello Stato piuttosto che protesi delle famiglie. Lo hanno fatto tra luci e ombre, lo hanno fatto tra mille contraddizioni, lo hanno fatto più o meno bene, ma era chiaro a loro e a tutti che questo dovevano fare. Creare discontinuità tra l’ethos pubblico ed il familismo amorale diffuso, nutrito di stereotipi, razzismi di bassa lega e pulsioni viscerali da stadio. Gli insegnanti hanno inculcato ai ragazzi valori diversi da quelli delle loro famiglie. Sì, e devono continuare a farlo se vogliono che la scuola possa tentare di arginare l’ondata di vergognoso degrado in cui è piombata l’Italia di questi anni. Valori diversi. Sì, valori che dicano che lo spirito pubblico non è la somma dei condomini di una città. Lo spirito pubblico non è la somma dei cenacoli domestici. Lo spirito pubblico è il cemento che dice a ciascuno di noi che per vivere civilmente insieme è necessario tagliare un pezzetto di spirito familiare. E questo si impara a scuola. In quel luogo, cioè, che a chi dice “bastardo, devi morire” a chi non la pensa come la tua famiglia, risponde col cartellino rosso. E se a qualcuno oggi dispiace questo cartellino rosso, e si capisce bene perché gli dispiace,  vuol dire che la scuola sgarrupata forse sta ancora facendo il proprio dovere.

In difesa di questa scuola il CIDI scende in piazza il 12 marzo ed invita tutti gli insegnanti ed i dirigenti democratici ad unirsi a noi.

Il Direttivo del CIDI di Palermo

Anna Maria Adamo

Carlo Columba

Cetty Caruso

Erika Venturella

Luigi Menna

Maurizio Muraglia

Patrizia Abate

Silvio Vitellaro

Valentina Chinnici

SPAGNOLO ALLE ORIGINI DEL CIDI

Andavo al Liceo quando metteva le basi, insieme ad altri, per l’inizio del CIDI a Palermo. L’ho conosciuto nel 1998 quando ormai il CIDI era una realtà solida. Stanotte se n’è andato. A soli 62 anni Filippo Spagnolo lascia un vuoto pesante. E’ stato uno dei rari professori di scuola che nel frattempo erano anche scienziati della propria disciplina. Nel suo caso, la matematica. Prima di transitare all’Università era già un nome a livello internazionale, come attesta il suo impressionante curriculum. Chi ha avuto a che fare con lui ha capito, anche se come me non si intendeva di matematica, di stare davanti ad un gigante della didattica. Dimostrazione vivente della didattica che si fa cultura e formazione al pensiero critico. Quello che nel CIDI predichiamo da decenni. Chi lo ha sentito parlare in pubblico ha potuto constatare che il luogo comune che vede la matematica come una disciplina arida è privo di fondamento. Nelle sue mani la matematica si sposava con la filosofia, con l’epistemologia, con la scienza, con la cultura umanistica, e la tradizionale dicotomia tra sapere umanistico e sapere scientifico si andava a fare benedire. Ma chi lo ha frequentato, come me, ha potuto anche avere la fortuna di stare con una persona bella. Un’intelligenza limpida, arguta, graffiante talvolta, senza compromessi. Uno spirito conviviale, un amante della buona tavola e delle gioie della vita. Un amante della dimensione affettiva e ludica dell’esistenza. Stare con lui era sempre un arricchirsi culturalmente e umanamente. Tutta la scuola lo perde, e lo perde il CIDI, che grazie a lui ha potuto contare su formatori di matematica di primissimo livello. Il nostro Luigi Menna, membro del Direttivo, il cui post precede questo, era suo allievo e oggi in qualche modo ce lo rende presente.

Maurizio Muraglia

Filippo Spagnolo non c’è più.

E’  stato il maestro di tanti docenti di matematica ed ha incarnato fino all’ultimo  l’esempio di come sia possibile coniugare la ricerca scientifica di alto livello  con le esigenze di una didattica sensata e ragionevole.

Di lui ci mancherà la passione per lo studio, la generosa capacità di condividere, la tensione morale e la cura verso ciascuno dei suoi allievi che lo ricordano con immenso rimpianto e infinita gratitudine.

http://dipmat.math.unipa.it/~grim/homefil.htm

http://math.unipa.it/~grim/