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“CIDI PALERMO NEWS” in breve dal mondo della scuola ANNO V N. 5 del 01.06.11

luglio 4, 2011 in newsletter by admin

“CIDI PALERMO NEWS”
in breve dal mondo della scuola
ANNO V  N. 5 del 01.06.11

Sommario

Didattica e apprendimento:

1.    Competenze e Ambienti di apprendimento, di S. Tagliagambe (leggi articolo)

2.   “Programmare” e “insegnare” per le competenze, di M. Tiriticco (articolo programmare) (articolo insegnare)

3.   Un uso appropriato e coordinato dei Blocchi Aritmetici Multibase e dell’Abaco, di D. Lenzi (leggi articolo)

4.   Insegnanti di fronte alla sfida del cambiamento: nuovi tempi, spazi e modi di fare scuola (atti seminario ADI sulla professionalità docente)

Opinioni in evidenza:

1.   “Sulle assenze degli studenti”, primo intervento di Beppe Bagni, nuovo Presidente nazionale del CIDI.  (leggi articolo)

Esami di Stato e scrutini:

1.   Emanata la circolare sugli esami di Stato del I ciclo (leggi articolo)

2.   Guida agli esami di Stato nella secondaria (leggi articolo)

3.   Guida agli scrutini nella scuola secondaria di I e II grado (leggi articolo)

Il fatto:

1.   Studenti in “bermuda” respinti all’ingresso a scuola chiamano la polizia (leggi articolo)

Utile sapere che:

1.   Permessi retribuiti, nessuna discrezionalità da parte del Preside (leggi articolo)

2.   Una proposta di legge per punire i proff. che fanno politica in classe (leggi articolo)

3.   Stato giuridico dei docenti: proposta di legge contro i proff. fannulloni (leggi articolo)

4.   Concorso Dirigenti scolastici: i test si faranno (leggi articolo)

5.   Il dialetto siciliano diventa materia obbligatoria (leggi articolo)

6.   Concorso DS in Sicilia del 2004, al via la procedura di rinnovazione (leggi articolo)

7.   In vista del referendum: per un voto consapevole, un “Bignami” sull’elettronucleare (leggi articolo)

8.   La Gelmini annuncia: un “superdiploma” per combattere la disoccupazione giovanile (leggi articolo)

CIDI Palermo News vi augura buone vacanze!

Lettera del Presidente a tutti gli iscritti

giugno 29, 2011 in Dal Presidente by Maurizio Muraglia

“Ho notato ultimamente la stanchezza del nostro Presidente, stanchezza che lascia con un gran senso di amaro; ma la voglio pensare come “stanchezza”, quella che probabilmente proviamo un po’ tutti, per le cose che ci accadono intorno, e non solo nel mondo della scuola. Il senso di esasperazione e di impotenza oggi è grande, eppure non posso fare a meno di pensare che dobbiamo andare avanti, provare a trovare nuove strade per la didattica e soprattutto motivazione per resistere al continuo tentativo di demolizione della scuola pubblica. Lo dobbiamo ai ragazzi, ai nostri alunni , ma penso che lo dobbiamo anche a noi stessi: altrimenti che facciamo, ci buttiamo da noi stessi nella spazzatura?
E poi diciamoci la verità, ma anche in passato, quanti erano, quanti sono stati gli insegnanti con la voglia di cambiare, di aggiornarsi; troppe volte ho sentito dire a colleghi, nel corso degli anni: “Ma perchè, questo già non lo sappiamo?,ma perchè questo non l’abbiamo sempre fatto?, ma che bisogno c’è,che perdita di tempo”.
Per me il Cidi continua ad essere una boccata di ossigeno, proprio in quei momenti in cui ci si sente più scoraggiati e viene voglia di buttare tutto all’aria…  Che dire, speriamo che l’estate porti, col meritato riposo, un po’ di ottimismo.”
Mirella Tagliavia

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Mirella Tagliavia è una bravissima insegnante nonché una nostra iscritta. Questa sua lettera è pubblicata sul nostro sito come risposta alla mia del 1° maggio. Quel che scrive è davvero importante e per questo la mia lettera bimestrale, che chiude quest’annata, sarà la risposta alla sua.

Cara Mirella,

non ci arrendiamo. Dobbiamo essere la boccata di ossigeno per tutti gli insegnanti e i dirigenti che si sentono oppressi non solo dalla dissennatezza della politica, ma anche (e secondo me soprattutto) dalla stoltezza di un certo modo di essere insegnanti e di essere dirigenti che preesiste di molto all’attuale ministero Gelmini e che quest’ultimo ha comodamente intercettato. Il ritorno definitivo a scuola per me è stato davvero una boccata d’ossigeno perché ho ritrovato il gusto di fare da regista al magico incontro tra la cultura e i nostri giovani. Incontro che nella sua essenzialità può avvenire ancora, sia pur nelle condizioni date. Ho trovato ancora una volta conferma che i nostri ragazzi sono di gran lunga migliori di molti nostri colleghi che hanno della scuola un’idea beceramente selettiva, sanzionatoria e quantitativa. Un’idea che essi millantano come “scuola seria” per mascherare la dimensione impiegatizia e burocratica della loro professione. Questa scuola, mia cara Mirella, mi stanca, non la Gelmini. Queste vestali della classe media che “non sei portato per il liceo classico” oppure “non arrivi ancora al sei”. Queste figure di pseudointellettuali della scuola, dall’infanzia alle superiori, sono quel che mi amareggia e che giustifica, per la sua parte, come sia stato possibile arrivare a questo degrado della scuola pubblica, a questo trionfo vergognoso di quiz, di misure, di pseudo certificazioni che non riescono a trovare un’obiezione di coscienza solida, argomentata, competente.

Di fronte alla moralistica circolare sulle assenze non si sono contati dirigenti e colleghi più ministeriali del ministero, presi dall’ansia di “dare il segnale”. Ma a chi lo date il segnale? A ragazzi cui è stato scippato il futuro, a ragazzi che hanno alle spalle molte volte il vuoto totale di adulti? A chi date il vostro segnale?

Il CIDI, cara Mirella, è nato da un’intuizione donmilaniana. Che si potesse fare una scuola di qualità che però fosse per tutti.  Una scuola inclusiva, democratica. Il CIDI dagli anni 70 ha entusiasmato tanti docenti attorno a questa idea, ma l’esercito iniziale si è sempre più assottigliato perché è la società italiana, di cui tanti nostri colleghi sono espressione, che si è andata imbarbarendo generando mostri educativi per i quali l’educazione è solo verbalismo, predica, voto in condotta, nota sul registro. Il CIDI ha sempre inteso la formazione e l’aggiornamento come conversazione culturale, ascolto, confronto, interazione. Generazioni di insegnanti siedono in cattedra essendosi formati nel CIDI e portando nel loro cuore sempre una ricerca, un interrogarsi, una feconda inquietudine. Nelle nostre scuole, invece, e massimamente in quei Santuari della Selezione che sono i Licei Classici, si vive di certezze, si producono verità indiscutibili, e ci si asserraglia nel bunker per proteggersi dalle valanghe di ricorsi prodotte da quei barbari dei genitori che come-sarebbe-bello-che-stessero-buoni-buoni come nei Licei popolari, nei Tecnici o nei Professionali, dove il genitore ti dice “prufissù facissi lei, lei sapi zoccu avi a ffari” e così le vestali di quei gironi infernali possono fare la macelleria sociale che vogliono col beneplacito di dirigenti notai.

Cara Mirella, è questa la scuola che stanca, è questa la scuola da cui si fugge per cercare ossigeno. Non è Gelmini, ciò da cui si fugge. Il MIUR fa il suo gioco, ed è un gioco brutto quello attuale, ma senza avere certezze che chi verrà dopo farà un gioco più bello di questo. Ma il gioco che si gioca dentro i consigli di classe, cara amica mia, è davvero pestifero troppe volte, perché ti risbatte in faccia col volto del collega quello che ti mandano da Roma per decreto, per direttiva o per circolare.

Berlusconi si lamenta degli insegnanti di sinistra ed io rispondo al Presidente: “Magari, Presidente, avercene!” Il guaio è che la scuola italiana è di sinistra quando il governo taglia, ed è di destra quando va in classe e piazza “due” ai bambini di sette anni. Quel che ti ho detto basta a far capire che c’è bisogno di CIDI, ma sono proprio gli insegnanti cidini che devono svegliarsi e devono scriverci, suggerire, partecipare, fare associazione. Nell’ ultima iniziativa dell’aprile scorso non ho pianto per non aver visto intervenire docenti alla Mastrocola. Di quelli impregnati della cultura di élite ne facciamo volentieri a meno, perché sono quelli che, ahimé, sanno sempre quel che devono fare. Mi sono rammaricato invece di non vedere quel pomeriggio ben altri volti. Non ho interesse a un CIDI dei popoli, ma ho interesse a un CIDI in cui chi si riconosce in una certa idea di scuola alza la mano e ai momenti di confronto formativo si presenta facendo atto di militanza culturale, associativa e politica. Non ci sono altre associazioni professionali (non parlo qui delle disciplinari) che hanno la nostra stessa idea di scuola. Pensa, cara Mirella, che la mia omologa del CIDI di Napoli è oggi assessore all’istruzione della giunta De Magistris. Il che vuol dire che il pensiero CIDI può fare sistema. Però lì, a Napoli, il CIDI suona la carica e ci si mette in movimento.

Qui da noi, che deve succedere perché avvenga questo? Di che cosa dobbiamo parlare per mobilitare? Della certificazione delle competenze, dei voti in decimi, delle prove Invalsi, del merito? Chi la stabilisce l’agenda della discussione? I signori di viale Trastevere? O la cultura della scuola reale, che si misura ogni giorno con i ragazzi in classe? E il CIDI a chi deve andare appresso?

Un caro abbraccio a te e a tutte e tutti coloro che hanno letto questa lettera. Buona estate per tutti. Stiamo cantierando un’iniziativa di apertura d’anno scolastico per fare il punto su tutto: sistema-scuola, autonomia, dirigenza, professione, valutazione, cultura pedagogica, curricolo. La faremo di sabato, e lì si parrà la nobilitate di tutti, con buona possibilità di libertà mattutina e senza scuse di riunioni pomeridiane. Questo vuol dire che non ci arrendiamo e come associazione facciamo la nostra parte. Noi.

Maurizio Muraglia

cronaca da una scuola devastata

maggio 3, 2011 in Scuola nei media by Valentina Chinnici

27 aprile. Si torna a scuola dopo le vacanze di Pasqua. In macchina la testa frulla di pensieri sul cosa fare, come organizzare l’attività di oggi, come risolvere il conflitto fra Marta e Deborah che si trascina ormai da giorni. Sorrido al pensiero della loro svogliatezza post-vacanziera, del loro chiedermi tregua perché si devono “riprendere” dalle abbuffate familiari. Sono contenta. In effetti mi sono mancati. Scendo. Mi sono vestita e truccata con più cura del solito: voglio che mi trovino bene. Si accorgono sempre di tutto, loro. Non ho ancora varcato il cancello della scuola, quella scritta “Qui si educa all’onestà, alla giustizia, alla pace” che ci fa tanto orgogliosi, quando mi sento avvolgere da un odore pungente e soffocante, di plastica e legno bruciati. Penso ai soliti cassonetti, a qualche effluvio in più dalla vicina discarica di Bellolampo, e invece no. Davanti a me l’inferno. L’atrio della scuola è irriconoscibile: il tavolo dell’accoglienza mezzo bruciato, la macchinetta delle merendine bucata al centro con la plastica fusa come una colata di lava raffreddata. Per terra un tappeto di polvere giallastra. I piedi si appiccicano sul pavimento. Due colleghe mi sorridono amare: Entravi adesso? Non ne sapevi nulla?

-       No. Che è successo?

-       Hanno dato fuoco. Hanno svuotato tutti gli estintori.

Mi sforzo di restare calma. Mi avvio verso la classe.

-       Ma i ragazzi… dove sono?

-       Figurati, li abbiamo rimandati a casa. Non potevano entrare con la scuola ridotta così. Vai a guardare il piano di sopra. Non puoi neanche immaginare. E la palestra… Distrutta…

A questo punto comincio a vacillare. A rendermi conto davvero. E salgono lacrime di rabbia. E di dolore. Le stesse che vedo nei volti tirati dei colleghi. Anche in quelli che riescono a trattenerle. Peggio che c’avessero rubato in casa. Molto peggio. Cerchiamo di sdrammatizzare, ma non viene nessuna battuta. A gruppetti ci riuniamo in presidenza, smarriti, a dare o a cercare conforto nella preside. Lei è l’unica che si dà da fare, parla al telefono con tutti, ticchetta al computer, come chi vuole reagire al dolore della perdita. Davvero sembra di essere a una visita di lutto. Solo che manca il morto. Se ci fosse avrei il coraggio di andare a vederlo, di raccogliermi in silenzio lì davanti, di mormorare una preghiera. E invece oggi sono bloccata e ho paura anche a salire di sopra, a guardarmi attorno, per l’angoscia di notare qualche altro segno di distruzione, che mi sveli, forse, il mio fallimento più grande. Mi diventa insostenibile la vista dell’interruttore liquefatto, dello striscione con la frase di Falcone lacerato da una bruciatura, dei cassetti della mia cattedra aperti sconciamente, dell’armadietto spalancato a vomitare fiumi di carte.

Ho paura, ma voglio salire al piano di sopra. Chiedo pudicamente a una collega di accompagnarmi. Mi lascio guidare, mano nella mano, come una bambina. Finita la rampa di scale quella mano deve sorreggermi.

“E’ il male assoluto” riesco solo a dire, scioccamente. Già, perché stavolta non hanno nemmeno rubato niente. Finché rubano hai contro chi imprecare, hai come razionalizzare. E’ stata la povertà, è stato il bisogno. Ma di fronte al nulla della distruzione fine a se stessa non ci sono parole. Non c’è niente da spiegare. Provo a immaginare questi ragazzi (ragazzini?), miei alunni o ex alunni, che si sono passati la Pasqua e la Pasquetta così, con gli estintori in mano, per tante, interminabili ore. Saranno stati in tre o quattro, forse in cinque o dieci, chi può dirlo? Avranno riso, sghignazzato, rovesciando il barattolo di vernice verde? O saranno stati concitati, eccitati dal rischio di farsi scoprire? Quello che avrà iniziato a rompere i vasi del laboratorio di ceramica si sarà compiaciuto di spaccare proprio quelli della sua classe, o forse di quella accanto?

Ma no, non è cosa di ragazzini, ci diciamo l’un l’altro, forse per consolarci. Per non sentire che ogni giorno fatichiamo invano. L’effetto collaterale, immediato, sembra proprio quello. Sentirsi veramente e definitivamente dei don Chisciotte senza più nemmeno Sancho Panza. Restiamo lì, frastornati, stretti in sala professori a respirare quel tanfo di plastica bruciata chiedendoci se ci farà male. Qualche ora dopo andiamo via, con la sola certezza di tornare domani, non si sa bene a fare che.

E infatti torniamo, la mattina dopo. La scuola è un po’ più pulita: la squadra dell’Amia e i  nostri bidelli hanno fatto un piccolo miracolo, lavorando fino alle dieci di sera. Ci sentiamo più rincuorati. La parola d’ordine è tornare quanto prima alla normalità. E allora ecco uno, due colleghi che cominciano a imbracciare scope e stracci, insieme a qualche mamma di buona volontà. Per dire che la scuola è nostra e ce la riprendiamo. Comincia la sfilata dei politici. E le loro visite ci fanno piacere. Non ce l’aspettavamo, e invece hanno capito anche loro che era il momento di venire laggiù, nella nostra terra di nessuno. Arrivano rappresentanti del Comune e della Regione, consiglieri comunali e poi ancora giornalisti e fotografi.

In sala professori si anima un piccolo collegio docenti spontaneo. Nel limbo della scuola senza alunni ritroviamo il tempo di parlare di noi, della nostra didattica mancata, dell’immancabile segnale che certamente questi ragazzi ci stanno mandando. La rabbia e l’indignazione lasciano spazio all’assunzione di responsabilità, alla presa in carico anche di chi ha compiuto tutto questo, perché in realtà sappiamo che vengono da lì, dalle nostre stesse classi. E allora forse sarà che ci siamo fatti troppo prendere la mano dai nuovi refrain ministeriali: “rigore, disciplina, 5 in condotta”. Sarà che abbiamo cominciato a valutarli con le calcolatrici, e abbiamo fatto cadere molte più teste, ingrossando le file dei drop out, dei dispersi, che a scuola non ci metteranno più piede perché hanno già compiuto i fatidici, terribili quindici anni. E allora dobbiamo correre ai ripari: e l’unico modo che conosciamo è quello di crescere professionalmente, di studiare percorsi possibili, pezzetti di senso da ritagliare per i nostri alunni nella congerie dittatoriale delle cose che “non possono non sapere”. Ripartiamo da noi, dal nostro fare scuola.

A un tratto una collega improvvisa una colletta. Due euro ciascuno. Beh, anche cento, se servisse a qualcosa. Torna, dopo una manciata di minuti. Le braccia cariche di piante fiorite. In un attimo la scuola mezza bruciacchiata profuma primavera e trabocca colori. La bellezza può coprire ogni barbarie.

Valentina Chinnici

Lettera del presidente Maurizio Muraglia a tutti gli iscritti

maggio 1, 2011 in Dal Presidente by Maurizio Muraglia

Carissime e carissimi iscritti al CIDI,

a guardare le news dei siti sulla scuola c’è da rattristarsi. E’ tutto un pullulare di adempimenti, che richiedono massicce mobilitazioni professionali su adozioni, su Invalsi, sulla certificazione delle competenze. C’è tutto un fornire chiarimenti sulle regole e sulle deroghe alle regole, ad esempio sul tetto massimo delle assenze degli studenti, sempre nella speranza che tutto fili liscio e che le carriere degli alunni statali non vengano inopinatamente sopravanzate da quelle dei superpresenti alunni delle private…. Oppure ci si imbatte nei problemi dei precari e nelle loro graduatorie a pettine, con tutto il corredo di iniziative sindacali a sostegno degli scioperi di questi giorni. Fatevi un’idea delle priorità della scuola, dopo aver preso un digestivo, leggendovi l’intervento di Stefano Stefanel su http://www.scuolaoggi.org/archivio/conflitto_permanente.

Che dire? Il dibattito interno alle scuole attorno alle “cose”, quelle cose per le quali esistono quelli che imparano e quelli che insegnano, e tutta l’organizzazione che ruota attorno ad essi, langue miseramente. Prevale la routine che esalta l’insegnante impiegato e burocrate sull’insegnante intellettuale ed educatore. Questo è il proscenio, con il de profundis progressivo sulla scuola pubblica dello Stato, chiamata alla Severità, al Rigore, alla Serietà e al Merito con le pezze sul deretano. Sulle questioni del merito avete letto, se ne avete avuto voglia e tempo, le ultime mie riflessioni pubblicate da Chichibìo.

Qua e là, in qualche sito, all’interno di qualche realtà associativa o di qualche casa editrice, si scorge una riflessione, un tentativo di elaborazione sul sapere della scuola. Fatti di nicchia, che certamente non incidono sulla cultura della scuola.

Neppure il CIDI, scusando il gioco di parole, incide più di tanto. Ed è forse giunto il momento di prendere atto degli eventi. L’iniziativa sul sapere della scuola del 14 aprile scorso ha fatto registrare 30 presenze. La sproporzione tra lo sforzo ideativo e organizzativo, tutto su base volontaria, e la realizzazione del seminario fa pensare. Ci fa pensare. La formazione e l’aggiornamento degli insegnanti non interessano più nessuno. O meglio, interessano pochissimi. Viene meno la domanda che giustifica l’esistenza dell’associazionismo professionale mentre sale più forte la domanda che giustifica l’esistenza del sindacato. Questi sono i tempi.

Ho sensibilizzato il Direttivo affinché avvii insieme con me una fase di profondo ripensamento della nostra ragione di presenza anche alla luce del sempre crescente ruolo della rete nei processi di formazione in servizio. E da questo punto di vista l’implementazione del nostro sito è un punto di forza innegabile. Sul fronte delle iniziative, per quest’anno, a parte le comunicazioni telematiche e le news, la nostra attività cessa. Ciascuno di noi è boccheggiante per la mole di lavoro che l’attività scolastica richiede e si avvia verso la chiusura dell’anno scolastico. Un cidino vero fa scuola in un certo modo e paradossalmente la scuola finisce per togliergli tutto il tempo, anche quello per il CIDI stesso, che magari è stato all’origine di un certo percorso professionale. Ma è bene così. Prima vengono i ragazzi.

Personalmente sono annichilito dallo straripamento dell’ansia misurativa, certificativa, valutativa, regolativa e repressiva di un Ministero che non ha fin qui prodotto uno straccio di documento per fare avanzare di un passo la cultura della scuola. Sono annichilito da pensatori come la professoressa Mastrocola che continuano a raccontarci l’imbarbarimento dei nostri studenti dall’alto della loro torre d’avorio. E vendono! Sono annichilito da colloqui con le famiglie condotti sul registro del “suo figlio ha ancora cinque e non arriva alla sufficienza” (sì, proprio lui che non ci arriva e proprio lei che è lì ad aspettarlo, e l’insegnante che attende da spettatore questo incontro…). Sono annichilito dalla valanga di parole che inonda le circolari ministeriali e le scimmiottanti circolari interne alle scuole e che non contengono alcun significato. Puro burocratese. Qualcuno ha capito cosa dovrebbe fare un D-I-P-A-R-T-I-M-E-N-T-O? Cosa si dovrebbe C-E-R-T-I-F-I-C-A-R-E? Quali A-P-P-R-E-N-D-I-M-E-N-T-I dovrebbe rilevare Invalsi? Quale C-O-N-D-O-T-T-A dovrebbe fare media (orrore!) con gli apprendimenti a fine anno?

Non si vede all’orizzonte possibilità di un qualsivoglia colpo di coda. Noi del CIDI ci abbiamo provato, negli ultimi anni, a invertire il trend e la locandina dell’iniziativa del 14 aprile parlava di una vera e propria “obiezione di coscienza” al trionfo becero dei contenuti e del nozionismo. Ma quei 30 presenti possono soltanto tenere in mano un bel cerino. Abbiamo avuto le folle solo quando c’era da rispettare un adempimento e c’era sete di informazioni (le Indicazioni Fioroni, i debiti, i voti numerici nel primo ciclo). Per l’emergenza. L’ordinario del nostro lavoro interessa molto di meno. In fondo, forse, è sempre stato così. Ricordo le folle alle nostre iniziative anche alla metà degli anni Novanta, quando un attestato di aggiornamento faceva aumentare i punti, e con i punti la carriera. Scommetto che ci andassero anche la Mastrocola e Lodoli, quelli che non possono spiegare il neoclassicismo agli sfigati delle borgate romane. Da noi nelle borgate distruggono le scuole, altro che neoclassicismo. Da noi nelle borgate la scuola deve sopravvivere al territorio che la ospita come un inquilino fastidioso.

Dove sei arrivato col programma?

aprile 15, 2011 in Attività associazione, Didattica, competenze, workshop by Carlo Columba

Si è tenuto ieri, alla Piazzi di Via Rutelli, il seminario dal titolo “Dove sei arrivato col programma?”

La frase è di quelle che spesso si sentono per i corridoi delle scuole e nelle sale docenti e denota la permanenza di una cultura professionale legata a schemi ormai da tempo obsoleti. Sul perchè di questa permanenza ci siamo interrogati grazie ai contributi di Maurizio Muraglia, Maria Teresa Sarpi e di Leopoldo Ceraulo (vedi locandina). E’ venuto purtroppo a mancare per cause di forza maggiore l’intervento di Berta Martini: ci auguriamo di poterla quanto prima ospitare in una prossima occasione.

Difficile qui sintetizzare un pomeriggio denso di significative riflessioni, mi limito solo a qualche cenno. Maurizio Muraglia ha centrato il suo intervento sulla proposizione di una nuova visione della cultura della scuola: di fronte alla contemporaneità e spesso contrapposizione della cultura di elite e della cultura di massa, la scuola deve sapersi fare mediatrice e portatrice di senso. Non più dicotomie e distinzioni di livello tra differenti culture, ma processi che conducano gli alunni alla costruzione del senso attraverso la cerazione delle connessioni tra i vari saperi, tra i vari oggetti del sapere. La cultura vista come rete delle interazioni tra i saperi.

Maria Teresa Sarpi ha insistito sull’idea di scuola come comunità: di ricerca, di pratica, di apprendimento. Una comunità che è costretta continuamente ad imparare dalla propria ricerca operativa, dai risultati delle pratiche didattiche, una comunità capace di proporre sempre nuovi momenti formativi ai docenti. In una tale comunità, ormai anche a livello europeo definitivamente orientata verso le competenze, diventa una contrapposizione in termini continuare a pensare e a proporre il “programma”. Non può esistere un programma per le competenze.

Leopoldo Ceraulo ha argutamente parlato della sua lunga esperienza prima di docente e poi di preside, esperienza che gli consente di mettere in evidenza un grande  numero di criticità sia del “sistema scuola” sia della professionalità docente. Per entrambi i temi è possibile sollevare motivi di grande preoccupazione, primo tra tutti quello legato alla attuale disaffezione dei docenti nei confronti dell’aggiornamento in servizio.

Queste le foto del seminario:

“CIDI PALERMO NEWS” in breve dal mondo della scuola ANNO V N. 4 del 01.04.11

aprile 1, 2011 in newsletter by patrizia.abate

Sommario

Didattica e apprendimento:

1.   Professione docente: come valorizzare e sviluppare la professionalità. (leggi lo speciale)

2.   Matematica: didattica, esperienze e tecnologie (leggi lo speciale)

3.   Tecnologie: esperienze e riflessioni (leggi lo speciale)

4.   Tecnologie per la didattica in aula: perché portare gli e-book e la LIM in classe? AAVV (leggi articolo)

5.   Tecnologie per la didattica in rete. Un punto di vista meditato sugli ambienti di apprendimento informale e formale. AAVV (leggi articolo)

Iniziative del CIDI:

1.   “Dove sei arrivato col programma?” CIDI di Palermo, 14 Aprile 2011. Intervengono B. Martini (Università Urbino), M.T. Sarpi (DT MIUR), L. Ceraulo (DS – USR Sicilia) (locandina)

Opinioni in evidenza:

1.   C. Ridolfi commenta il nuovo libro di P. Mastrocola “Togliamo il disturbo. Saggio sulla libertà di non studiare” (recensione)

I “150 anni” e la scuola:

1.    “Sulle condizioni della pubblica istruzione nel regno d’Italia”: uno straordinario documento per capire chi eravamo e quale ruolo fondamentale ha giocato la scuola nella costruzione della nostra patria. (leggi documento)

Il fatto:

1.   Diplomi falsi a Palermo, condanne per 40 anni di detenzione (leggi articolo)

2.   Alla Wojtila di Roma l’elenco per genere di alunni finisce per sbaglio nel POF (leggi articolo)

Utile sapere che:

1.   Concorso per dirigenti scolastici: in arrivo il bando (leggi articolo)

2.   Prove INVALSI: “Obbligo per gli alunni, non per i docenti” (leggi articolo)

3.   Quadri orari e classi di concorso, ancora in fase di perfezionamento (leggi articolo)

4.   Presentate dal MIUR le nuove tabelle sulle classi di concorso (consulta le nuove classi)

5.   Crocefisso, i giudici di Strasburgo danno ragione al Governo italiano (leggi articolo)

6.   Accanto al crocefisso? Mettiamo la bandiera tricolore (leggi articolo)

7.   Precari, all’appello del 9 aprile rispondono associazioni, intellettuali e studenti (leggi articolo)

8.   Trasmissione telematica dei certificati medici: circolare di chiarimento (circolare)

CIDI Palermo News vi dà appuntamento al 1^ giugno

La vera scuola

marzo 18, 2011 in Scuola nei media by Maurizio Muraglia

“Accusare gli studenti di essere ignoranti è un non senso. La scuola che provasse fastidio per l’ignoranza degli studenti avrebbe perso se stessa”. Dovrebbero scolpirle in tutte le scuole, frasi come queste. Sono scritte da una che di scuola se ne intende. Se si ha voglia di leggere tutto l’articolo di Maria Pia Veladiano, comparso mercoledì 16 marzo su “Repubblica”, si capiranno molte cose sul compito della scuola pubblica e degli insegnanti che vi operano.

Il CIDI in piazza

marzo 13, 2011 in Attività associazione by Maurizio Muraglia

Sabato 12 marzo a Piazza Verdi per la Costituzione e la scuola pubblica.

marzo 11, 2011 in Uncategorized by Maurizio Muraglia

MANIFESTAZIONE IN DIFESA DELLA SCUOLA PUBBLICA

SABATO 12 MARZO – PIAZZA VERDI – ORE 16,30

La scuola non è la famiglia

marzo 7, 2011 in Attività associazione by Maurizio Muraglia

“Gli insegnanti inculcano ai ragazzi valori diversi da quelli delle loro famiglie”. Come dire che la scuola pubblica fa esattamente quello che deve fare e lo fa bene. Se invece negli ultimi cinquant’anni avesse inculcato gli stessi valori delle famiglie, noi avremmo un Italia distrutta. Distrutta da tutto il pattume etico che, ahimé, percorre una grandissima fetta di famiglie italiane, al Nord come al Sud. La scuola è stato l’unico avamposto serio al familismo italiano, alla logica tribale, ai clan diffusi da Aosta a Pachino, ai campanilismi di tutte le specie che allignano fin dalla culla e insegnano a disprezzare chi non è del tuo stesso colore. La scuola si è messa di traverso. Maestre e maestri, professoresse e professori hanno praticato l’ascesi professionale richiesta dalla Costituzione. Sono diventati servitori dello Stato piuttosto che protesi delle famiglie. Lo hanno fatto tra luci e ombre, lo hanno fatto tra mille contraddizioni, lo hanno fatto più o meno bene, ma era chiaro a loro e a tutti che questo dovevano fare. Creare discontinuità tra l’ethos pubblico ed il familismo amorale diffuso, nutrito di stereotipi, razzismi di bassa lega e pulsioni viscerali da stadio. Gli insegnanti hanno inculcato ai ragazzi valori diversi da quelli delle loro famiglie. Sì, e devono continuare a farlo se vogliono che la scuola possa tentare di arginare l’ondata di vergognoso degrado in cui è piombata l’Italia di questi anni. Valori diversi. Sì, valori che dicano che lo spirito pubblico non è la somma dei condomini di una città. Lo spirito pubblico non è la somma dei cenacoli domestici. Lo spirito pubblico è il cemento che dice a ciascuno di noi che per vivere civilmente insieme è necessario tagliare un pezzetto di spirito familiare. E questo si impara a scuola. In quel luogo, cioè, che a chi dice “bastardo, devi morire” a chi non la pensa come la tua famiglia, risponde col cartellino rosso. E se a qualcuno oggi dispiace questo cartellino rosso, e si capisce bene perché gli dispiace,  vuol dire che la scuola sgarrupata forse sta ancora facendo il proprio dovere.

In difesa di questa scuola il CIDI scende in piazza il 12 marzo ed invita tutti gli insegnanti ed i dirigenti democratici ad unirsi a noi.

Il Direttivo del CIDI di Palermo

Anna Maria Adamo

Carlo Columba

Cetty Caruso

Erika Venturella

Luigi Menna

Maurizio Muraglia

Patrizia Abate

Silvio Vitellaro

Valentina Chinnici