Voltare pagina

Carissime iscritte e iscritti al CIDI,

scusandomi per il ritardo, mi corre l’obbligo della lettera bimestrale, e questa non può che ricollegarsi a quella scrittavi in prossimità del seminario del 26 ottobre, che si è svolto al “Galilei”.

Posso dire che l’iniziativa (potete vedere le foto nel post che precede questo) è stata, a mio parere, la più bella, la più intensa, la più qualitativa di quelle realizzate sotto la mia presidenza e con questo Direttivo. L’organizzazione è stata perfetta, tutto ha funzionato a meraviglia, i tre relatori mi hanno ripetuto che il livello è stato altissimo da parte di tutti. Il CIDI di Palermo veramente qui ha realizzato il massimo delle proprie possibilità nell’allestimento di un seminario di studi sulla scuola.

Era quello che speravo che accadesse, e cioè la massima realizzazione possibile che non desse alibi a nessuno, per dire la parola fine ad un’epoca del CIDI: 1983-2011. 40 presenze al mattino (magie dei permessi….), 23 al pomeriggio (quando incombono altre esigenze….), a fronte di una gigantesca macchina ideativa e organizzativa fatta di ore e ore di lavoro gratuito capace di produrre – come mi ha detto Chiesa – una visione della scuola di “rara lucidità”, non consentono di immaginare la prosecuzione di questa modalità di presenza del CIDI. Infatti, già da più di un anno prendo atto della generale indifferenza, salvo qualche sparuta eccezione, del mondo della scuola palermitano rispetto alle grandi questioni educative e didattiche che il CIDI è solito porre. Le vere questioni, quelle di fondo, non quelle che inseguono la normativa di questo o quel Ministro e che chiedono di “applicare qualcosa”.

L’impresa del CIDI ha senso finché c’è una domanda che rende plausibile un investimento di energie tale da dover intaccare i livelli familiari e professionali di coloro che lo pongono in essere. Questa domanda non c’è più o meglio c’è in forma residuale e occasionale, posposta a sottilissimi equilibri personali, familiari e professionali. Credo che ciò postuli la necessità di voltare pagina rispetto al tradizionale modo di essere del CIDI.

Faccio una breve riflessione per rendere meglio l’idea che lo “scoraggiamento” – termine impropriamente usato di questi tempi – non c’entra assolutamente nulla, perché qui il coraggio e la tenacia non mancano a nessuno.

Il CIDI è quella cosa che si chiama un’associazione. Ogni associazione ha una finalità statutaria. Nel caso del CIDI è quella di promuovere l’innovazione della scuola attraverso il rinnovamento e la qualificazione progressiva della professionalità docente. Per questo il CIDI ha sempre organizzato percorsi di formazione e aggiornamento sul territorio e presso le scuole. Per onorare il proprio compito, il CIDI si dota di organismi e di strutture organizzative formate da docenti che volontariamente donano tempo al servizio di questa mission. Si tratta di una mission democratica, riconosciuta formalmente dallo Stato.

L’implicito di tutto questo era chiaro ed evidente fino all’inizio di questo decennio. Era il desiderio degli insegnanti di poter disporre dei benefici di un’associazione professionale deputata alla formazione e all’aggiornamento. Implicito necessario, decisivo, fondativo. L’associazionismo professionale è una risposta al bisogno professionale di formazione in servizio. Nell’ultimo decennio, questo bisogno si è via via affievolito, fino a diventare residuale o a scomparire del tutto. Le ragioni sono note a tutti. A distruggere il desiderio di formazione degli insegnanti della scuola pubblica sono stati due fattori antichi concomitanti, reciprocamente interagenti e aggravatisi nell’ultimo decennio: la brutta politica scolastica e la pigrizia intellettuale della grande maggioranza degli insegnanti italiani per la quale la scarsa retribuzione è solo un alibi. Fino ad ora l’associazionismo professionale era stato al servizio di una minoranza volenterosa ed intellettualmente attiva e questo ne giustificava l’esistenza. Il dato veramente nuovo, di questi ultimissimi anni, è il progressivo dissolversi anche di quella minoranza virtuosa, e con essa, a questo punto, della ragione di esistenza di un associazionismo professionale che sia al servizio delle istanze innovative da essa promosse.

Questa è la riflessione che personalmente consegno agli iscritti del CIDI, ivi compresa la squadra del Direttivo. L’associazionismo professionale, come l’ho conosciuto io a partire dal 1995, è diventato una continua ricerca di appeal per docenti disinteressati, distratti o impegnati altrove, una rincorsa disperata al mese più comodo, al giorno più comodo, all’orario più comodo, al luogo più comodo. La formazione ha assunto le sembianze del consumismo perché i docenti sono cambiati. Non possiamo più inseguire, amici miei, tanti colleghi frettolosi e distratti, anche perché a forza di inseguire si rischia di perdere di vista il proprio spazio professionale. Giunge il tempo in cui bisogna tornare a volersi bene.

Un saluto affettuoso

Maurizio Muraglia

1 comment for “Voltare pagina

  1. Eleonora Aquilini
    12/11/2011 at 23:28

    Maurizio, hai perfettamente ragione. Hai scritto quello che penso. Mi chiedo se c’è una via d’uscita. La mancanza di interesse della maggior parte degli insegnanti pesa e pesa tanto. Resta questa scuola così difficile da affrontare tutti i giorni, per tutte le cose che sappiamo. Mi sembra tutte le mattine di andare in miniera con la speranza di trovare tesori che prima vedevo (non so se c’erano veramente). Trovarli o non trovarli, sembra ormai una speranza solo individuale. Non si può rincorrere la gente, ma stare soli a sperare è difficile.
    Ti abbraccio
    Eleonora

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