Lettera del Presidente a tutti gli iscritti

“Ho notato ultimamente la stanchezza del nostro Presidente, stanchezza che lascia con un gran senso di amaro; ma la voglio pensare come “stanchezza”, quella che probabilmente proviamo un po’ tutti, per le cose che ci accadono intorno, e non solo nel mondo della scuola. Il senso di esasperazione e di impotenza oggi è grande, eppure non posso fare a meno di pensare che dobbiamo andare avanti, provare a trovare nuove strade per la didattica e soprattutto motivazione per resistere al continuo tentativo di demolizione della scuola pubblica. Lo dobbiamo ai ragazzi, ai nostri alunni , ma penso che lo dobbiamo anche a noi stessi: altrimenti che facciamo, ci buttiamo da noi stessi nella spazzatura?
E poi diciamoci la verità, ma anche in passato, quanti erano, quanti sono stati gli insegnanti con la voglia di cambiare, di aggiornarsi; troppe volte ho sentito dire a colleghi, nel corso degli anni: “Ma perchè, questo già non lo sappiamo?,ma perchè questo non l’abbiamo sempre fatto?, ma che bisogno c’è,che perdita di tempo”.
Per me il Cidi continua ad essere una boccata di ossigeno, proprio in quei momenti in cui ci si sente più scoraggiati e viene voglia di buttare tutto all’aria…  Che dire, speriamo che l’estate porti, col meritato riposo, un po’ di ottimismo.”
Mirella Tagliavia

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Mirella Tagliavia è una bravissima insegnante nonché una nostra iscritta. Questa sua lettera è pubblicata sul nostro sito come risposta alla mia del 1° maggio. Quel che scrive è davvero importante e per questo la mia lettera bimestrale, che chiude quest’annata, sarà la risposta alla sua.

Cara Mirella,

non ci arrendiamo. Dobbiamo essere la boccata di ossigeno per tutti gli insegnanti e i dirigenti che si sentono oppressi non solo dalla dissennatezza della politica, ma anche (e secondo me soprattutto) dalla stoltezza di un certo modo di essere insegnanti e di essere dirigenti che preesiste di molto all’attuale ministero Gelmini e che quest’ultimo ha comodamente intercettato. Il ritorno definitivo a scuola per me è stato davvero una boccata d’ossigeno perché ho ritrovato il gusto di fare da regista al magico incontro tra la cultura e i nostri giovani. Incontro che nella sua essenzialità può avvenire ancora, sia pur nelle condizioni date. Ho trovato ancora una volta conferma che i nostri ragazzi sono di gran lunga migliori di molti nostri colleghi che hanno della scuola un’idea beceramente selettiva, sanzionatoria e quantitativa. Un’idea che essi millantano come “scuola seria” per mascherare la dimensione impiegatizia e burocratica della loro professione. Questa scuola, mia cara Mirella, mi stanca, non la Gelmini. Queste vestali della classe media che “non sei portato per il liceo classico” oppure “non arrivi ancora al sei”. Queste figure di pseudointellettuali della scuola, dall’infanzia alle superiori, sono quel che mi amareggia e che giustifica, per la sua parte, come sia stato possibile arrivare a questo degrado della scuola pubblica, a questo trionfo vergognoso di quiz, di misure, di pseudo certificazioni che non riescono a trovare un’obiezione di coscienza solida, argomentata, competente.

Di fronte alla moralistica circolare sulle assenze non si sono contati dirigenti e colleghi più ministeriali del ministero, presi dall’ansia di “dare il segnale”. Ma a chi lo date il segnale? A ragazzi cui è stato scippato il futuro, a ragazzi che hanno alle spalle molte volte il vuoto totale di adulti? A chi date il vostro segnale?

Il CIDI, cara Mirella, è nato da un’intuizione donmilaniana. Che si potesse fare una scuola di qualità che però fosse per tutti.  Una scuola inclusiva, democratica. Il CIDI dagli anni 70 ha entusiasmato tanti docenti attorno a questa idea, ma l’esercito iniziale si è sempre più assottigliato perché è la società italiana, di cui tanti nostri colleghi sono espressione, che si è andata imbarbarendo generando mostri educativi per i quali l’educazione è solo verbalismo, predica, voto in condotta, nota sul registro. Il CIDI ha sempre inteso la formazione e l’aggiornamento come conversazione culturale, ascolto, confronto, interazione. Generazioni di insegnanti siedono in cattedra essendosi formati nel CIDI e portando nel loro cuore sempre una ricerca, un interrogarsi, una feconda inquietudine. Nelle nostre scuole, invece, e massimamente in quei Santuari della Selezione che sono i Licei Classici, si vive di certezze, si producono verità indiscutibili, e ci si asserraglia nel bunker per proteggersi dalle valanghe di ricorsi prodotte da quei barbari dei genitori che come-sarebbe-bello-che-stessero-buoni-buoni come nei Licei popolari, nei Tecnici o nei Professionali, dove il genitore ti dice “prufissù facissi lei, lei sapi zoccu avi a ffari” e così le vestali di quei gironi infernali possono fare la macelleria sociale che vogliono col beneplacito di dirigenti notai.

Cara Mirella, è questa la scuola che stanca, è questa la scuola da cui si fugge per cercare ossigeno. Non è Gelmini, ciò da cui si fugge. Il MIUR fa il suo gioco, ed è un gioco brutto quello attuale, ma senza avere certezze che chi verrà dopo farà un gioco più bello di questo. Ma il gioco che si gioca dentro i consigli di classe, cara amica mia, è davvero pestifero troppe volte, perché ti risbatte in faccia col volto del collega quello che ti mandano da Roma per decreto, per direttiva o per circolare.

Berlusconi si lamenta degli insegnanti di sinistra ed io rispondo al Presidente: “Magari, Presidente, avercene!” Il guaio è che la scuola italiana è di sinistra quando il governo taglia, ed è di destra quando va in classe e piazza “due” ai bambini di sette anni. Quel che ti ho detto basta a far capire che c’è bisogno di CIDI, ma sono proprio gli insegnanti cidini che devono svegliarsi e devono scriverci, suggerire, partecipare, fare associazione. Nell’ ultima iniziativa dell’aprile scorso non ho pianto per non aver visto intervenire docenti alla Mastrocola. Di quelli impregnati della cultura di élite ne facciamo volentieri a meno, perché sono quelli che, ahimé, sanno sempre quel che devono fare. Mi sono rammaricato invece di non vedere quel pomeriggio ben altri volti. Non ho interesse a un CIDI dei popoli, ma ho interesse a un CIDI in cui chi si riconosce in una certa idea di scuola alza la mano e ai momenti di confronto formativo si presenta facendo atto di militanza culturale, associativa e politica. Non ci sono altre associazioni professionali (non parlo qui delle disciplinari) che hanno la nostra stessa idea di scuola. Pensa, cara Mirella, che la mia omologa del CIDI di Napoli è oggi assessore all’istruzione della giunta De Magistris. Il che vuol dire che il pensiero CIDI può fare sistema. Però lì, a Napoli, il CIDI suona la carica e ci si mette in movimento.

Qui da noi, che deve succedere perché avvenga questo? Di che cosa dobbiamo parlare per mobilitare? Della certificazione delle competenze, dei voti in decimi, delle prove Invalsi, del merito? Chi la stabilisce l’agenda della discussione? I signori di viale Trastevere? O la cultura della scuola reale, che si misura ogni giorno con i ragazzi in classe? E il CIDI a chi deve andare appresso?

Un caro abbraccio a te e a tutte e tutti coloro che hanno letto questa lettera. Buona estate per tutti. Stiamo cantierando un’iniziativa di apertura d’anno scolastico per fare il punto su tutto: sistema-scuola, autonomia, dirigenza, professione, valutazione, cultura pedagogica, curricolo. La faremo di sabato, e lì si parrà la nobilitate di tutti, con buona possibilità di libertà mattutina e senza scuse di riunioni pomeridiane. Questo vuol dire che non ci arrendiamo e come associazione facciamo la nostra parte. Noi.

Maurizio Muraglia

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