La “lotta di classe” del prof. Lodoli

Marco Lodoli è uno scrittore che fa l’editorialista per “Repubblica” sui temi della scuola. Egli insegna in una borgata romana ed i suoi interventi spesso riproducono l’ambiente in cui opera. Apparentemente è un insegnante dedito a studenti particolarmente “sfigati” e sembra che la sua concezione della scuola abbia una qualche attinenza con gli approcci di un don Milani o di un Sandro Onofri. L’ultimo suo intervento su “Repubblica” del 9 febbraio scorso (Leggi articolo)  mostra ancora una volta che il Nostro è degno compare dell’ineffabile Paola Mastrocola che racconta la scuola al cane e che in questi giorni esce col suo ultimo “Togliamo il disturbo” (magari…).

Come è possibile leggere, Lodoli si diffonde sulle condizioni disastrate dei suoi studenti. Dà una bacchettata alla politica scolastica che taglia tutto e sembra essere empaticamente legato al suo contesto professionale. Poi, di colpo, tira fuori quest’affermazione: “A ragazzi così segnati, così distratti dalla vita storta, oggi devo spiegare l´iperbole e la metonimia, Re Sole e Versailles, Foscolo e il Neoclassicismo”. E’ un emblema formidabile dell’approccio radical-chic di sinistra al tema della scuola per il quale ho avuto sempre orrore. Alla redazione di “Repubblica” – che già ospita le nostalgie di Pietro Citati e Corrado Augias – non si sospetta minimamente il portato paternalistico di simili affermazioni. A Lodoli non sfiora minimamente la mente l’idea che il suo insegnamento, i contenuti del suo insegnamento, debbano tentare di intercettare “ragazzi così segnati”. Niente di niente. Egli deve spiegare la metonimia e il neoclassicismo perché quella roba marca la sua differenza con gli sfigati. Egli è intellettuale, e come tale portatore di una cultura che, ahimé, i poveri plebei di Tor Pignattara non possono comprendere. Il Ministero li taglia, l’ambiente li devasta ed il prof. Lodoli propina loro il neoclassicismo. Che meraviglia!

2 comments for “La “lotta di classe” del prof. Lodoli

  1. 11/02/2011 at 21:51

    Comprendo perfettamente e condivido in pieno quanto detto a proposito dell’ospitare i paternalismi e i nostalgismi di intellettuali certamente meritevoli, tranne quando parlano di scuola. Su Lodoli però sarei un pò meno “tranchant”. Lo conosciamo da anni per articoli e interventi che sono riusciti a mettere in rilievo la relazione tra il “dentro” e il “fuori” la scuola, interventi nei quali le qualità e le capacità degli studenti – seppure diverse da quelle attese o desiderate dal sistema dell’istruzione – venivano descritte come comunque significative. Ho letto l’articolo “E la lotta di classe si sposta tra i banchi” (titolo non aderente al contenuto e al senso del testo, a mio parere): forse – non posso esserne certo – l’affermazione di Lodoli è da interpretare come amarissimo sarcasmo più che come la doglianza per non poter compiere un “dovere” ritenuto ancora funzionale. Il discorso potrebbe anche suonare così: “i ricchi sono già saliti sulla nave dei master e delle università prestigiose che comunque assicureranno loro un posto importante nel mondo. Questi ragazzi, invece, non hanno speranze e già sono consapevoli della inutilità dell’interessarsi a cose come la letteratura e la storia. Noi docenti, nel mezzo, che possiamo fare? Che possiamo fare in un paese tornato “ferocemente classista”?

    • 13/02/2011 at 18:24

      Ho sempre letto con simpatia Lodoli per il modo in cui espone il “difficile mestiere” .Lo apprezzo come scrittore dunque ma anche perchè le sue osservazioni mettono in evidenza il cuore e gli errori della scuola. Ora, concordo con Carlo nel rilevare più amarezza che paternalismi tuttavia ritengo che la scuola abbia bisogno urgentemente di chi, AL SUO INTERNO, si sbracci ed operi, senza indugiare in tante riflessioni, soprattutto quando si tratta di scuole di borgata, le più lontane da istanze culturali, le più vicine alla televisione. Ne conosciamo tanti di insegnanti che, in pieno anonimato, giorno dopo giorno provano e riprovano, tagliano e cuciono, fanno ricerca e mettono a disposizione le loro preziose esperienze, pronti a confrontarsi con gli altri. E in tal senso trovo che i quaderni del Cidi siano una lettura molto più illuminante. Se non altro mi forniscono preziosi suggerimenti da “manipolare” per l’uso.

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