LETTERA DEL PRESIDENTE DEL CIDI DI PALERMO MAURIZIO MURAGLIA A TUTTI GLI ISCRITTI

Carissime iscritte e iscritti al CIDI,

in questa mia missiva bimestrale intendo darvi qualche informazione sullo stato di salute dell’associazione e sulle prossime iniziative.

Non si può non gioire del successo, quantitativo e qualitativo, che ha avuto la nostra iniziativa di formazione sulla didattica del latino (“I primi cento giorni di latino”), ideata e coordinata da Valentina Chinnici con la consulenza scientifica del prof. Gianni Sega. E’ stato uno spaccato utile di quel che probabilmente cerca il mondo della scuola – o almeno una certa scuola, quella che vogliamo intercettare – in questa fase. E’ vero, i colleghi che insegnano latino non possono essere considerati rappresentativi di tutta la scuola palermitana, ma non dobbiamo dimenticare che essi sono in prima battuta insegnanti di Lettere, che provengono da vari licei e respirano l’atmosfera cupa che un po’ tutti respiriamo. Essi hanno dimostrato che trovarsi in prima linea nella protesta può legarsi a cosa avviene didatticamente ogni giorno in classe e che la protesta e la proposta possono – anzi devono – convivere perché ciascuna legittimi l’altra. Né Pilato né Don Chisciotte, in poche parole.

Il 28 settembre scorso gli iscritti al CIDI si erano riuniti in assemblea. Il verbale è consultabile sul nostro sito, nella home page in basso, sotto l’iniziativa sul latino: http://cidipalermo.jimdo.com. Quella è stata un’assemblea in cui, anche in modo sofferto, si è andati alla ricerca del nostro ruolo in questa stagione drammatica. Si è anche polemizzato. C’era chi invocava una nostra azione più “barricadera” ed un invito alle scuole a produrre “blocchi” e “astensioni”, nella convinzione che non ci si può rinchiudere nella turris eburnea della didattica facendo finta di niente. C’era chi invece affermava con forza la nostra collocazione elettiva dentro lo spazio culturale e la nostra estraneità a logiche di partito o di sindacato. E’ l’eterno dilemma del CIDI, che è un’associazione di professionisti dell’educazione convinti della necessità che la democrazia passi attraverso l’istruzione: centro di iniziativa democratica degli insegnanti. Associazione pertanto condannata allo strabismo: guardare alla politica e guardare alla didattica. Condannata a non poter accelerare su uno solo dei due versanti, pena lo stravolgimento della sua mission.

I colleghi di latino hanno raccolto con dedizione e intelligenza la sfida e hanno prodotto un evento di vera marca CIDI. Un laboratorio di riflessioni, esperienze, proposte. Hanno pensato ai ragazzi. Hanno pensato a come rendere sensata la loro esperienza di apprendimento, a come darle spessore culturale e formativo. Lavorare per i ragazzi resta la prima vera cifra di un professionista dell’educazione. Per questo, nella già citata assemblea di Palermo, ho sostenuto, naturalmente col massimo rispetto di tutte le posizioni in campo, che anche quando si vuol togliere qualcosa ai ragazzi per protesta (attività aggiuntive, viaggi di istruzione ecc.) bisogna essere coscienti che si sta togliendo qualcosa a chi non ha colpa di quel che succede. Ciò vuol dire che chi lo fa non deve perdere di vista che anche questa sottrazione deve stare dentro un paradigma educativo e deve trovare vie e forme per includere i ragazzi all’interno delle finalità rivendicative che gli insegnanti si propongono.

Non è nelle corde del CIDI il massimalismo da “muoia Sansone e tutti i filistei”. Il CIDI non rinuncia mai alla ragione e all’educazione. Fare la guerra al Ministero scegliendo come ostaggi gli studenti significa mandare al macello coloro che ci sono affidati – e che giustificano la nostra (e dei colleghi precari) presenza nelle scuole – senza peraltro ottenere alcun risultato se non quello di incoraggiare la convinzione ministeriale che questa scuola pubblica va azzerata. La dignità-dei-docenti – spesso chiamata in causa dai colleghi più accalorati – non consiste nel tagliare la scuola più di quanto la tagli il Ministero, ma nel fare più scuola e soprattutto di farla sempre meglio, attirando gli utenti verso la nostra causa. E’ esattamente quello che ripetevamo agli studenti quando per difendere la scuola pubblica la occupavano e la distruggevano. Essi sbagliavano nell’escludere gli insegnanti dalla loro protesta. Noi ora non possiamo fare come loro per il semplice fatto che siamo educatori.

Solo con la credibilità in mano, cioè con la stima e l’alleanza (non con l’ostilità prodotta dai blocchi) di studenti e famiglie, si prende l’altoparlante per urlare. E già due mesi fa abbiamo fatto il decalogo dei “si può fare anche con Gelmini”. Chi faceva scuola in un certo modo prima di Gelmini non è professionalmente in grado di tornare indietro, nel bene e nel male, perché il Ministero non incide più di tanto sulla didattica viva e sulle relazioni educative. In altri termini: chi faceva una scuola sensata nei saperi, nei metodi e nelle relazioni, continuerà a farla con più difficoltà e meno tempo a disposizione. Chi invece generava alunni ripetitori e demotivati continuerà a fare lo stesso, ma avrà in più l’alibi gelminiano. Dopo meno di trenta giorni di scuola, una nostra collega di un liceo classico palermitano ha potuto dire ad un ragazzino di primo liceo (ex-quarto ginnasio): “Se non sai queste cose è meglio che cambi scuola”. Questa robaccia è diffusissima nei nostri licei palermitani, c’era prima della Gelmini e continua purtroppo ad esserci. Questa è la battaglia prioritaria del CIDI. Perdonate la crudezza, ma le cose vanno dette e bisogna fare chiarezza al nostro interno. Ora, esacerbare studenti e famiglie sottraendo occasioni formative significa chiudere il cerchio di disistima che avvolge la nostra categoria.

Per questo il CIDI continua a non lesinare pareri negativi e azioni di protesta nazionale (basta guardare il sito) ma nel contempo prosegue, sui territori, la sua iniziativa culturale nell’ambito della formazione e dell’aggiornamento, affinché si crei nelle scuole quell’area di resistenza culturale capace di neutralizzare schegge impazzite capaci di rendere insopportabile la scuola a ragazzini delle prime superiori senza alcuna ragione estranea alla propria stoltezza pedagogica. Ciò significa rafforzarsi nelle competenze psicopedagogiche e nelle didattiche disciplinari per potere alzare la voce quando è il caso, con fermezza e competenza, nei consigli di classe in cui si decidono i destini dei nostri ragazzi.

A questo proposito, a dicembre ci sarà il consueto workshop psicopedagogico del prof. Mario Di Mauro che quest’anno affronterà il tema delle competenze. Presto disporrete del programma.

Allego anche un’importante iniziativa della sempre fervida Biblioteca delle donne, cui va tutta la nostra stima ed il nostro apprezzamento: Certificazione Linee Guida Completa I Ciclo (57)

Un caro saluto

Maurizio Muraglia

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